Fino al recente passato le trasformazioni economiche, sociali, culturali e tecnologiche si misuravano esclusivamente nelle città ovvero all’interno dei contesti «moderni» per eccellenza che, come tali, risultavano aperti al cambiamento e alle sperimentazioni d’avanguardia. Oggi un nuovo e imprescindibile banco di prova per le politiche d’innovazione territoriale è la situazione dei piccoli comuni che, nonostante tutto, continuano a rappresentare l’ossatura di molti contesti locali che per storia e morfologia possiedono caratteristiche ben diverse da quelle delle zone altamente urbanizzate.
Anche il 32% dei comuni della provincia di Brescia ha una popolazione inferiore ai 2mila abitanti e in alcuni casi i residenti effettivi si riducono a poche centinaia. Con poche eccezioni, si tratta di centri perlopiù collocati nelle aree montane (Val Camonica, Val Sabbia e Val Trompia) e in alcune zone distanti delle principali direttrici di comunicazione e dai maggiori poli dotati di servizi. Pur in un quadro che non autorizza a parlare di drastico spopolamento, questa sessantina di piccoli comuni bresciani (che su scala nazionale figurano in un eterogeneo insieme che ne comprende alcune centinaia) fa i conti con la faticosa ricerca di soluzioni innovative per trattenere le persone, rispondere ai bisogni locali, per non perdere servizi e offrire prospettive alle economie e alle comunità locali.




