L’estate 2026 resterà impressa nella memoria degli inglesi per diversi motivi. Dal punto di vista sportivo, la nazionale di calcio sta dando grandi soddisfazioni, avendo raggiunto ai mondiali di calcio in corso in America le semifinali per la seconda volta in tre edizioni, confermandosi una tra i team più competitivi al mondo. Dal punto di vista meteorologico, anche il Paese al pari degli altri stati europei sta registrando ondate di caldo inusuali per quella che è stata la «verde Inghilterra»: il 26 maggio si sono registrati a Londra 35.1 gradi; il 26 giugno 37.7 gradi a Lingwood nel Norfolkshire; e, all’inizio di questo luglio ancora in corso, 35.5 gradi a Wisley, nel Surrey.
Dal punto di vista politico, vi è, però, un nuovo caso che sta scuotendo il Paese, che vede, ancora una volta, al centro dell’attenzione Nigel Farage, leader del partito anti-europeista e populista Reform Uk Party, in testa ai sondaggi ma ora anche delle polemiche per una vicenda che unisce scarsa trasparenza politica, grandi donazioni e criptovalute. Farage, infatti, eletto nel 2024 al collegio di Clacton-on-Sea, nell’Essex, con oltre il 46% dei voti, il 7 luglio ha lasciato il seggio a seguito di una indagine parlamentare istruita a seguito dell’accusa di aver ricevuto, ma non dichiarato, finanziamenti per 5 milioni dal miliardario Christopher Harborne, un finanziere che lavora nel mondo delle criptovalute.
Il caso ha riaperto il dibattito sulla trasparenza dei finanziamenti del partito di Farage e, più in generale, sui rischi di opacità provocati dal ricorso da parte dei politici a capitali privati difficili da tracciare. La scelta di dimettersi si è accompagnata all’annuncio di volersi ricandidare alle elezioni suppletive di Clacton, unitamente ad accuse rivolte alla stampa, in particolare al Sunday Times, di averlo attaccato senza motivo, poiché il codice parlamentare di condotta regola ciò che le persone fanno nella loro vita pubblica, non quanto fanno nella loro vita privata.
I will not forget what The Times have done. pic.twitter.com/xb9aPSRG0B
— Nigel Farage (@Nigel_Farage) July 15, 2026
Il leader del Reform Uk Party, avrebbe desiderato che la sua ricandidatura apparisse come una «sfida del popolo contro l’establishment». Una mossa in (gran) parte disinnescata dagli altri partiti: Laburisti (impegnati nella transizione da Starmer al nuovo leader Burnham), Conservatori, Liberal-democratici, Verdi e Restore Britain (formazione ancora più a destra di Reform Britain) hanno dichiarato di non voler prendere parte alle elezioni suppletive, lasciando quale unico opponente di Farage, a parte qualche politico indipendente, Count Binface (Conte faccia-di-bidone), un personaggio satirico creato dal comico inglese Jonathan David Harvey nel 2018, che ritrae un alieno con un grande casco a forma di bidone della spazzatura, venuto sulla Terra per candidarsi a leader politico.

Di fatto, la vicenda potrebbe ripercuotersi sul Reform Uk Party, che ha costruito la sua forza elettorale su una narrativa anti-élite, chiedendo discontinuità rispetto ai partiti tradizionali; ma che ora si trova a essere accusato delle stesse colpe dell’establishment tanto criticato. Non solo: la popolazione britannica è sempre più pentita della scelta fatta con la Brexit sostenuta da Farage. A giugno scorso, il 55% di essa ha espresso il desiderio di rientrare nella Ue, contro il 34%; mentre per il 59% dei britannici accetterebbe di buon grado una relazione più stretta con l’Unione Europea, senza rientrare in essa, nel Mercato Unico o nell’Unione Doganale, contro il 20% contrario.
Non sorprende, quindi, che i sondaggi dicano che il 33% dei Britannici sostiene la candidatura di Count Binface, contro il 21% di favorevoli alla rielezione di Farage. In fondo, grazie al «Conte» si avrebbe l’accettazione sincera e serena della farsa: un buon punto d’inizio per dare il via al lavoro di recupero di una vita politica seria, necessaria per ridare slancio al Paese.




