Referendum, guerre ed esigenza di una trasformazione sociale e interiore

Stasera conosceremo l’esito del referendum costituzionale – il quinto della storia della Repubblica di questa natura – che ha per posta l’approvazione, segnando il sì, o il respingimento, barrando il no, della proposta della riforma della giustizia e del Csm. Non c’è alcun quorum da raggiungere, prevale chi prende più consensi. Nondimeno le analisi partiranno proprio da quanti di noi hanno esercitato il voto attivo, recandosi ai seggi. Nel Bresciano le liste degli aventi diritto sfiorano il milione di elettori. Cosa abbiamo scelto di fare?
Il risultato aprirà, da subito, il dopo referendum. Perché, nonostante gli inviti a confrontarci con gli specifici quesiti posti dalla riforma, la posta è il sistema democratico che si vuole venga affermato. Si parla di paure dei conservatori, di smarrimento dei progressisti, mentre una molteplicità di avvenimenti ci investe e travolge. L’idea stessa di cosa sia la democrazia e in discussione. Quindi l’interpretazione del risultato sarà ricca di suggestioni e implicazioni dirette e operative.
Siamo in periodo pasquale e inevitabilmente hanno maggiore impatto le sollecitazioni di papa Leone e della Chiesa cattolica, che richiamano a gridare il Vangelo dai tetti della storia. Pur nella consapevolezza che non possiamo attenderci, da subito e neppure a breve termine, risultati che soddisfino le nostre aspettative sociali, politiche, culturali ed economiche. Coscienti che ci sono affermazioni evangeliche, che presentano implicazioni concrete per le modalità nelle quali è organizzata la vita sociale, che sono in diretta opposizione con le logiche economiche e sociali che governano il sistema occidentale e le relazioni globali.
In un mondo governato dalle guerre, sempre più violente verso i civili, si raccomanda la non violenza, convinti che ogni connivenza con l’esercizio della forza è contagiosa e si sviluppa in vortici mortali. Una trasformazione si può dire radicale solo se fa praticare la nonviolenza, quindi rifiuta e ripudia l’attivismo violento. Per sconfiggere i nichilismi imperanti si propone di spendersi per la realizzazione della giustizia, della solidarietà e della fraternità. Solo così si può avere un’autentica fede del futuro, anche quando tutto questo si presenta nell’immediato bloccato.
Si dirà: cosa ha a che fare tutto questo con l’interpretazione del referendum costituzionale sulla giustizia? Le ultime bordate della campagna elettorale referendaria hanno posto domande di fondo, che suscitano l’esigenza di una trasformazione sociale connessa ad una trasformazione interiore, prospettando un’autentica rivoluzione che contrasti qualsiasi esplosione di violenza omicida. Implicazioni a lungo raggio. Non sarà indifferente se vince il sì oppure il no, però le questioni essenziali si presenteranno in cerca di risposte che ci coinvolgono.
Quali possono essere le soluzioni positive a un quadro tanto allarmante, che evolve dentro i patri confini ma che ha radici mondiali? Dopo il referendum dovremo affrontare con un più di responsabilità il nostro modo di stare dentro la società globale, che ci investe senza ammettere passività. Il voto avrà le sue ripercussioni concrete.
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