Opinioni

Quelli che guardano altrove

Le zebre a pois sono quelle rare persone che fanno la cosa giusta anche quando è la meno prevedibile: Alessandro Cruto, il torinese che ottenne una lampadina quattrocento volte più luminosa di quella di Edison, è una di queste

Annalisa Strada

Commentatrice

Una lampadina appesa a un filo - Foto Unsplash © www.giornaledibrescia.it
Una lampadina appesa a un filo - Foto Unsplash © www.giornaledibrescia.it

Le zebre a pois sono quelle rare persone che fanno la cosa giusta anche quando è la meno prevedibile, pure quando è controintuitiva, persino se sembra antieconomica. La fanno perché, semplicemente, è ciò che va fatto.

Alessandro Cruto nasce alle porte di Torino nello stesso anno in cui nascono Thomas Alva Edison e Galileo Ferraris (scienziato e politico meno popolare, ma di rilievo). Alessandro è destinato a ereditare il mestiere del padre, che è capomosatro (l’equivalente di quello che oggi sarebbe un carpentiere edile specializzato). Non è un destino che gli piaccia, ma non è che a tutti sia sempre stato dato l’agio di istruirsi.

Se non può avere i libri, si tiene stretta la curiosità ed è grazie a questa che scopre che il carbonio e il diamante sono gemelli diversi. Dal momento in cui lo sa, trasformare l’uno nell’altro diventa la sua missione. A che fine? Per regalare un diamante alla mamma. Si mette questo chiodo fisso in testa e si cimenta. Lo fa a tempo perso, procurandosi libri di chimica e studiandoli, approntando con pochi mezzi e molto impegno agli esperimenti più audaci.

Per saperne di più, frequenta i corsi dei maestri ed è così che scopre che i filamenti di carbonio potrebbero essere utili per perfezionare quella cosa che Edison ha fatto e che piace a tutti, ma che ancora non è a puntino: la lampadina. Lo dice a Ferraris, che si appassiona a questo «dettaglio».

Cruto gli dà corda solo perché gli piacciono le sfide. Ottiene il permesso di usare il laboratorio dell’Università di Torino. Si dedica con un po’ di cura e ottiene una lampadina quattrocento volte più luminosa di quella del signore statunitense. Risolve un paio di problemi sulla forma del vetro e sul vuoto da tenere. A quel punto l’Italia è unita da vent’anni, la lampadina serve, Ferraris e i Savoia sono parecchio stupiti da quello che Cruto sa e riesce a fare e quindi gli trovano i soci per fondare una fabbrica che produca le lampadine.

A Cruto pare meglio di niente, soprattutto perché il famoso diamante non l’ha ancora ottenuto. Sforna brevetti che concede in uso qua e là per l’Europa e fa passi da gigante e sì, ne è contento, ma si tratta di lampadine e non del famoso diamante, quindi nelle foto resta composto. Sposta la fabbrica in spazi più grandi e alza il capitale sociale a 500mila lire e siamo nel 1886.

Dieci anni dopo la questione della fabbrica ha esaurito l’interesse che poteva suscitare in lui. La cede (per vari passaggi verrà poi acquisita dalla Philips), sereno d’avere i soldi per fare l’unica cosa che mai gli sia stata veramente a cuore: il diamante artificiale, che a questo punto vorrebbe regalare alla moglie, visto che per la mamma è fuori tempo massimo. Le sue memorie, vergate a mano, sono per due terzi dedicate agli esperimenti sul carbonio. Capita, a volte, che ci si debba ostinatamente dedicare a un’idea per far bene qualcos’altro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Tutto il mondo del calcio bresciano in un unico volumeTutto il mondo del calcio bresciano in un unico volume

L'Almanacco del Calcio Bresciano è in edicola con il GdB

SCOPRI DI PIÙ
Leadership e strategiaLeadership e strategia

Il libro di Shai Misan, che applica i principi del gioco degli scacchi alla leadership e alla gestione del cambiamento.

SCOPRI DI PIÙ