Opinioni

Quando la giustizia divide e interroga

Adalberto Migliorati
Quando siamo chiamati in causa a decidere i contenuti delle leggi siamo oltremodo titubanti: garantire il dettato general-generico oppure spendersi a tutela di colui che è minacciato nello specifico
Le toghe dei giudici - © www.giornaledibrescia.it
Le toghe dei giudici - © www.giornaledibrescia.it
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Ad una certa età, che generalmente significa una età avanzata, le circostanze esterne inducono a stilare bilanci su quanto fin lì accaduto, ciò che è in corso, quanto si profila in prospettiva. Si tratta di conteggi che non ammettono sconti. Anzi sono severi sul contesto socio-politico che li scadenza, addirittura può averli innescati.

Oggi è la violenza, privata e pubblica, a tenere banco. Si tende a sperimentare che la legge può essere più facilmente utilizzata da chi ne approfitta, piuttosto che da quanti la subiscono. Chi la patisce è chiamato a testimoniarla oltre ogni ragionevole dubbio, mentre quanti la esercitano possono accedere ai benefici di tutela dei diritti ricevuti in dote. La piaga sanguinante dei femminicidi è lì a documentarlo quotidianamente: prevenirli è complicato dai meccanismi legislativi, documentarli accade quando sono avvenuti e hanno prodotto i loro effetti delittuosi.

Così, quando siamo chiamati in causa a decidere i contenuti delle leggi, siamo oltremodo titubanti: garantire il dettato general-generico oppure spendersi a tutela di colui che è minacciato nello specifico?

Per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia siamo chiamati ad un giudizio di merito, che si parametra sulle esperienze vissute e che viviamo. Vanno oltre l’attribuzione di un sostegno o una bocciatura delle singole coalizioni - fattore che incide - che si fronteggiano nel nome del sì o del no. Chiedono di sapere cosa ne faranno, in concreto, del nostro voto. Che stato di diritto introdurranno nel nostro ordinamento giuridico. Il giudizio di merito chiama in causa quanto ci succede nel quotidiano.

Avviene pure quando si è chiamati ad esprimere un giudizio sull’iter per una nuova legge elettorale: chi si vuole premiare e chi contenere? Le eventuali maggioranze, conseguite proprio grazie al meccanismo di conteggio dei voti, che legislazioni di merito attueranno? Quali i confini tra legalità e illegalità?

Quando un cittadino ha a che fare con la giustizia, come parte debole, si chiede cosa sia davvero giustizia. E si fa giudice severo. Anche al Festival di Sanremo le diverse giurie in campo esprimono promozioni e bocciature distinte, in base alla loro composizione, che sommate decretano vincitori e sconfitti finali. Il caso Epstein disvela uno scandalo mondiale, che va oltre i meri crimini sessuali, e chiama ad un giudizio sui meccanismi di potere che governano quanti lo esercitano.

L’invasione dell’Ucraina induce a riflettere sulla guerra in casa nostra, che ci appartiene come fatto e conseguenze e non ci rende semplici spettatori. I bilanci sono tanti ed esosi. Miscelano il privato con il pubblico. Chiamano alla sbarra i comportamenti reali, che vengono dispiegati da singoli e comunità. Quelli pubblici si misurano con gli scontri, senza pause, in parlamento e nei partiti; i privati con le conseguenze sui gesti quotidiani che inseguono una giustizia giusta, che non ha alternative per quanti la invocano. Una giustizia che premi chi si appella a lei e punisca quanti la distorcono a loro uso e consumo. Un bilancio sempre aperto.

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