L’avvistamento del varano nelle campagne di Montichiari e le relative ripetute segnalazioni sui vari giornali mi hanno riportato alla mente un episodio curioso di una traversata del deserto del Sinai che feci nel 1985 con una cammella che si chiamava Ummcalzum, da Geziret Fara’un fino a Noweiba e Gebel Runham.
Ero aggregato ad un piccolo gruppo di beduini con sette cammelli e un’asina e un comandante che si chiamava Mahmud. La traversata del deserto durò 11 giorni ed ebbe dei momenti sublimi e dei momenti di preoccupazione per la salute personale. Un pomeriggio nell’orario della siesta (poiché è davvero impossibile camminare nel deserto più o meno da mezzogiorno alle quattro) due ragazzetti che erano stati aggiunti alla carovana allo scopo di aiutare a caricare e a scaricare le bestie quattro volte al giorno, cominciarono a battere ritmicamente su una lunga lastra di pietra non interamente ricoperta dalla sabbia.
Le fastidiose percussioni con grossi bastoni – fastidiosissime anche per me nell’ora della siesta – finirono per fare impazzire di rabbia un rettile lungo 120 cm con la pancia arancione e un’ombra rugosa sul dorso, formata da protuberanze della pelle, d’aspetto di un cuoio bruno-grigio-bianco. Insomma, i due monelli riuscirono non solo a far uscire il magnifico lucertolone (seppi poi, molto più tarsi, trattarsi della specie Varanus griseus) dalla sua tana protettiva, ma anche ad accalappiarlo con una specie di laccio stretto ai fianchi, un centimetro sopra le zampe posteriori, che quindi involontariamente vanificava ogni tentativo più volte reiterato con rabbia del rettile di liberarsi. I due sciagurati, aiutandosi con due bastoni, presero a fare ballare il malcapitato ridendone a crepapelle.

Il sottoscritto si era subito schierato con la preda indifesa e come impazzita dal terrore; ma la mia indignazione raggiunse il suo acme quando mi accorsi che i due sciagurati si accingevano ad ucciderla per arrostirla sul fuoco, quale integrazione alimentare proteica ad un regime effettivamente severo. Dopo lunghe discussioni (facevano parte della carovana anche due amici francesi, Christian ed Eric) non ebbi altra scelta che di acquistare dai due monelli l’animale bastonato che, quindi divenuto mio, potevo finalmente lasciare libero nel suo bel deserto che tanto amava.
A questo punto però sorsero delle difficoltà non previste: Christian fu subito dalla mia, nel senso che, forse anche con diverse argomentazioni, sosteneva di dover liberare il varano («Avrà almeno 70 anni») e lasciarlo ad altro destino casuale; Eric, al contrario, subito mi accusò di corruzione avendo io offerto denaro per averlo: se il varano entrava nell’integrazione alimentare tradizionale di questi piccoli pezzenti del Sinai, era ingiusto privarli per dare loro della cartamoneta che in pieno deserto non serviva a nulla.
In sostanza, io mi ero intromesso in un sistema di vita ecologico-antropologico che veniva turbato dalla mia iniziativa… La conclusione della buffa vicenda è descritta, insieme ad altri episodi di quel viaggio ormai lontano, nel capitolo 12 (da pagina 102 a pagina 142) del mio libro Ritorno a Karnak, Editore EP7A, 2021.



