Opinioni

Professori-studenti, equilibri difficili

Il docente deve saper gestire gli stati d’animo dei ragazzi, così come l’apprendimento
Le aspettative dei genitori sul rendimento dei figli generano turbolenze nel sistema scuola - Foto Pexels © www.giornaledibrescia.it
Le aspettative dei genitori sul rendimento dei figli generano turbolenze nel sistema scuola - Foto Pexels © www.giornaledibrescia.it
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L’occasione di riflessione di questa settimana giunge dal contesto scolastico (quindi educativo, relazionale e di aiuto). Un regno inevitabilmente non immune da conflitti, che coinvolgono tutti i componenti, nessuno escluso.

Per Von Bertalanffy, padre della Teoria dei Sistemi, la scuola è un sistema complesso con molteplici attori, tra loro interagenti ed interdipendenti tramite ruoli predefiniti ed un proprio equilibrio dinamico in continua trasformazione, fluttuante fra due tendenze necessarie alla sua sopravvivenza: l’omeostasi (stabilità) e la trasformazione (cambiamento). Paradossalmente, dentro a questo sistema la diade conflittuale che sta creando trasformazione e sembra suscitare, oggi, le maggiori e più sofferte perplessità, riguarda la relazione docenti-genitori.

Le aspettative iperboliche dei genitori sul rendimento e le capacità dei propri figli rispetto al giudizio scolastico (e le modalità di comunicazione di tali rimostranze) parrebbero generare la maggior parte delle turbolenze all’interno del sistema scuola. Si rimpiange un tempo in cui, per tradizioni e cultura condivisa, la scuola aveva una delega in bianco da parte della famiglia e i genitori, senza registri elettronici, erano forse meno controllanti, ansiosi e quindi maggiormente responsabilizzanti.

La valigetta del mediatore cosa può offrire a questo paziente clinicamente afflitto in cerca di cure efficaci? Beh, sicuramente il tracciato comunicativo di Rosemberg: «Che emozione sto provando di fronte a questo genitore/professore? Cosa sta provando l’altro? Che bisogno nasconde la sua emozione? E la mia? Nei suoi panni cosa penserei?». La Teoria dell’Attaccamento di Bowlby che ci ricorda come in ambito scolastico non si creino solo interazioni didattiche, ma veri e propri legami di caregiving, in forza dei quali l’alunno che vive una relazione negativa con l’insegnante la subisce fortemente.

Rabbia e frustrazione influiscono pesantemente sul rendimento, mentre una relazione positiva con il caregiver gli consentirebbe, invece, di concentrarsi sul puro apprendimento senza dover gestire stati d’animo negativi. Un ruolo delicato, insomma, quello dell’insegnante, che si aggira negli spazi educativi con il fardello della responsabilità inficiata dalle trappole dell’effetto Pigmalion evidenziato da Rosenthal che, non avendo di meglio da fare, un bel giorno consegnò ad alcuni insegnanti una lista di alunni con alte dotazioni e la richiesta di trattarli allo stesso modo degli altri per poter verificare, a distanza di un anno, eventuali incrementi di QI.

Nonostante la lista fosse creata in modo casuale ingannando i docenti, i test, ad un anno di distanza, mostrarono che i ragazzi dell’elenco avevano un incremento di QI di ben 26 punti rispetto al gruppo dei «normali». Cosa era accaduto? Gli insegnanti proiettavano inconsciamente le loro aspettative sui ragazzi e in caso di difficoltà, li supportavano e motivavano mettendo in discussione le proprie capacità di docente e non quelle degli alunni.

Questo esperimento è noto anche come Profezia Autoavverante: il giudicante profetizza il rendimento del discente, influenzandone l’avveramento. In breve, per dirla con Einstein: «Siamo tutti geni ma se giudichi un pesce per la sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, passerà tutta la sua vita a credersi stupido».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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