Presidenziali Francia, il veterano de Villepin la novità per il 2027

L’ex diplomatico e più volte ministro, figura storica del centrodestra neogollista, sembra avere il vento in poppa nella corsa all’Eliseo
Dominique de Villepin - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Dominique de Villepin - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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È una discesa in campo inattesa quella che, a due anni dall’appuntamento elettorale, sta sparigliando le carte della corsa per le presidenziali francesi del 2027. Anzi, una «ri-discesa» in campo: la scorsa settimana, l’ex primo ministro Dominique de Villepin, alla guida dell’ultimo governo dell’era Chirac dal 2005 al 2007, ha annunciato la creazione di un nuovo partito, «La Francia umanista», e pubblicato un libro-programma in vista di una possibile (ormai quasi certa) candidatura per il dopo-Macron.

L’ex diplomatico e più volte ministro, figura storica del centrodestra neogollista, sembra avere il vento in poppa: i sondaggi lo danno ai primi posti tra le personalità politiche preferite dai francesi, con percentuali di gradimento che superano il 50 per cento. Un’ascesa folgorante: fuori dalla politica attiva da quasi vent’anni e ai margini del dibattito pubblico, negli ultimi mesi Villepin ha moltiplicato le ospitate televisive facendosi notare tanto per le capacità oratorie quanto per la nettezza delle sue posizioni in materia di politica internazionale.

Su Gaza, la ferma condanna dei crimini di guerra di Netanyahu, la denuncia del «doppiopesismo» francese e occidentale, la richiesta di sanzioni verso Israele e il sostegno verso i tribunali internazionali che indagano sono valsi l’apprezzamento di parte dell’elettorato di sinistra. Quando poi, a fine giugno, gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran evocando una presunta minaccia nucleare imminente, in molti hanno rispolverato le immagini del discorso accorato con cui, il 14 febbraio 2003, l’allora ministro degli Esteri francese si opponeva con forza all’intervento in Iraq di fronte al Consiglio di sicurezza Onu, in aperta sfida con Washington che brandiva «prove» (poi rivelatesi false) del fatto che il regime di Saddam Hussein stesse sviluppando armi chimiche.

In realtà, la difesa dell’autonomia strategica e diplomatica della Francia rispetto agli Stati Uniti, che Villepin rivendica oggi come allora, non è altro che la posizione storica della destra gaullista. Posizione che però coloro che oggi si presentano come eredi di quella storia politica – i Républicains – sembrano aver abbandonato a favore di un cieco atlantismo, quando non a ammiccamenti pro-Trump. Ed è su questa nostalgia che Villepin sta capitalizzando il consenso.

Meno chiare le sue posizioni sul fronte interno. Al di là dell’intenzione, già dichiarata, di abrogare la riforma delle pensioni voluta da Macron contro la volontà della larghissima maggioranza dei francesi, Villepin si limita a richiamare due principi ispiratori: la «giustizia sociale», tema che sta a cuore alla sinistra, e «l’ordine repubblicano», formula cara alla destra non lepenista.

Un progetto (ancora vago) di compromesso che riporta la mente a dieci anni fa, quando l’allora giovane candidato Macron prometteva di aprire uno spazio al centro scardinando il tradizionale bipolarismo destra-sinistra. Certo, è paradossale – e sintomo del fallimento del progetto macronista – che i termini del dibattito siano gli stessi di allora. E ancor di più che questa volta, a incarnare la «novità», sia un veterano della «vecchia politica» ormai 71enne.

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