Ormai i populismi di diverso colore politico e i nazionalismi (sia di destra, sia rosso-bruni) stanno guadagnando campo, nelle grandi democrazie occidentali (Usa, ma anche in parte Francia e Gran Bretagna dove la Le Pen e Farage avanzano) come nei paesi minori dell’Est, che hanno abitudini democratiche troppo nuove per non essere fragili (Romania); si rafforza anche un sentimento diffidente, se non ostile, nei confronti dell’Unione europea, che è largamente raffigurata da questi soggetti come la causa di tutti i mali, come comodo capro espiatorio da dare in pasto a quella parte dell’opinione pubblica più dedita ai social e molto carente dal punto di vista culturale e civile.
Resta sempre attuale la lezione del libro scritto da Zygmunt Bauman poco prima di morire («Retrotopia», Laterza, 2017), secondo la quale il ventunesimo secolo è caratterizzato da una strana nostalgia di un passato idealizzato ma mai esistito, che spinge le masse ad abbandonare il pensiero critico per i legami emotivi.




