Il nuovo pontefice che farà scelte di lungo raggio

Habemus Papam. Non è italiano, come pure si era ipotizzato alla vigilia del Conclave, e pensato, dopo la fumata bianca, alla vista della rapidità della elezione. Abbiamo avuto il polacco Wojtyla, Giovanni Paolo II, quindi il tedesco Ratzinger, Benedetto XVI, a chiudere un ciclo europeo dopo la lunga fase italiana. Quindi l’argentino Bergoglio, Francesco, e ora l’americano Robert Francis Prevost, LeoneXIV, a portare avanti il discorso di una Chiesa in uscita dai confini tradizionali sul binomio evangelizzazione e promozione umana, antico e modernizzato.
Si dice che nel nome scelto, e nell’abbigliamento indossato, sia già inserito un messaggio forte delle intenzioni del nuovo Papa. Così la latitudine da cui proviene.
Il gesuita Francesco si disse venuto dalla fine del mondo, dalle periferie che chiedono un ruolo da protagonista. Prevost viene dagli Stati Uniti, ha una lunga esperienza missionaria in Perù, presiedeva il dicastero che si occupa della scelta mondiale dei vescovi, è agostiniano. Ha fatto, pure lui, una scelta del nome molto impegnativa: Leone XIV.
A Papa Pecci, pontefice dal 1878 al 1903 col nome di Leone XIII, si devono le encicliche che negarono il conflitto tra scienza e religione e la fondazione della moderna dottrina sociale della Chiesa con la «Rerum Novarum», poi portata avanti dai pontefici successori e collegata al modificarsi degli eventi. Il nome dice che sarà in campo per affrontare le sfide del nostro tempo. Non si chiuderà sulla difensiva di un contesto che si sgretola.
Quando fu eletto Francesco ero in Piazza San Pietro. Subito si intuì che si modificava uno stile di essere Papa. Questa volta ero a casa, davanti al televisore, sorpreso che il Conclave avesse saputo tanto rapidamente dare un segno di unità nella complessità della sua composizione. Ho pensato che avessero nominato Parolin, continuità nella istituzionalizzazione. Quando è apparso Prevost ho avvertito quasi subito sciogliersi lo stupore grazie alla sua capacità di mettersi in relazione con la folla accorsa a vederlo e ascoltarlo.
Si è cominciato a dire che il suo nome era circolato nella immediata vigilia del Conclave, a sottolineare che non era un signor nessuno ma uno che aveva le caratteristiche richieste. Soprattutto ha colpito il suo tratto commosso, consapevole, partecipato e il suo eloquio riflessivo.
Già è un dato positivo che susciti simpatia umana. Se si deve recuperare fiducia e speranza è necessario che chi incarna in primo piano tale messaggio sia credibile di viverlo in prima persona. Nei prossimi giorni ogni suo gesto sarà passato al microscopio e ogni parola sviscerata. Si andrà a recuperare ciò che ha fatto o detto nella sua vita, per valorizzarlo o frenarlo nel suo cammino. Da personalità della scena mondiale che influirà sulle scelte che si vanno compiendo nei diversi ambiti culturali e socio-politici. Non c’è tempo da perdere, ma non abbiamo fretta di etichettarlo in un modo o nell’altro, costringendolo entro i recinti delle nostre personali paure. Le sue scelte hanno un raggio lungo.
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