La lezione anti astensionismo di Giulia e Carolina: alle urne a cento anni

Da quando ne hanno il diritto, lo esercitano, tanto che non sono mai mancate a un appuntamento, eccezion fatta per un caso a testa, per colpa di malanni. E anche alle ultime elezioni, tutte e due hanno espresso il loro voto, con convinzione e profondo rispetto per un atto di cui hanno vissuto la conquista e del quale, con il loro agire prima ancora che con le parole, pesano e testimoniano il valore.
Stiamo parlando delle signore Giulia Comini di Botticino e Carolina Scalfi nativa di Bedizzole ma da molti anni di casa a Mazzano, che l’8 e il 9 giugno scorsi si sono recate al seggio delle rispettive Rsa. Nulla di strano, non fosse che le due signore hanno 102 anni la prima (è nata il 29 dicembre 1921), e quasi 100 la seconda (è nata il 23 novembre del 1924).
Ricordo
«Con il voto esprimiamo la nostra volontà - ricorda la signora Comini, che ha cominciato a chiedere al nipote di prepararle la tessera elettorale tre mesi prima dell’appuntamento -: la prima volta che ho potuto dire la mia è stato nel ’46, con il Referendum per scegliere tra Repubblica e Monarchia. Ricordo di aver provato tutta la soddisfazione del mondo: uscivamo da guerra, morte e disperazione, con quel voto si salvava l’Italia. E anche noi donne, per la prima volta, potevamo esprimere la nostra volontà. Fu una conquista enorme».
Ai seggi si recava al mattino presto, prima di andare nei campi a lavorare: «Ogni volta mi dicevo, "magari domani non ci sarò più, ma il mio voto, il voto in più sì, c’è”. Oggi, forse perché abituati ad avere tutto, molti non votano, ma questo è un diritto che va difeso, e un dovere, inutile poi lamentarsi se le cose non vanno».
Diritto e dovere
«Ho votato, voto perché sono italiana e ci tengo all’Italia - ribadisce anche la signora Scalfi - è un dovere. Dal Referendum del ’46 in avanti mi sono sempre recata ai seggi, quella prima volta fu una soddisfazione indicibile, ricordo l’agitazione, l’attesa per ciò che sin lì non ci era concesso, la parola data anche a noi donne: fu una grande conquista. E l’emozione si è mantenuta anche poi». Per un impegno che non manca di ricordare ai due figli e ai nipoti: «È sbagliato non votare, non è giusto, oggi non si sa davvero che cosa significhi non avere tale diritto. Intanto che ci sono, io la mia volontà la esprimo, faccio parte di questo Paese e nel mio piccolo faccio quanto posso».
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