Poco condivisibili pretese

Dino è cresciuto con zie e cugine. Nato da una madre ragazzina, ha trovato casa tra le mura delle zie più grandi, che l’hanno seguito in quelle decine di esperienze che, a un certo punto, ti fanno sentire uscito dall’infanzia e ammesso ad adolescenza e giovinezza.
Dino si è sposato una prima volta, invitando tutti quelli che voleva come ospiti, che doveva avere come ospiti e che si aspettavano di essere ospiti. Non mancava nessuno. Gli sposi poi hanno cambiato città, ma non sono andati lontani. Poi Dino si è separato, cose che capitano. Anni dopo si è risposato e questo è il punto in cui succede qualcosa.
Per esempio, le zie non sanno del matrimonio. Lo scoprono da un amico di amici che ha partecipato alla cerimonia. Vogliono capire meglio. Ma sono due e ciascuna vuole andare a fondo a modo suo. Una zia, Silvia, prende il telefono e chiede senza giri di parole. Dino si meraviglia e la fa semplice: non gli andava di fare solo il convivente e così hanno organizzato una cosetta in quattro e quattr’otto, una situazione informale, per firmare le carte e avere tutto a posto per ogni evenienza. Anzi, al prossimo giro dalla zia la porterà fuori a pranzo coi cugini e l’altra zia.
Zia Silvia se la fa andare bene e lo racconta all’altra, Maddalena. Zia Maddalena però è meno propensa a bersele tutte. Si insospettisce e sui social scopre così che la «cosetta in quattro e quattr’otto» è stata abbastanza simile all’inaugurazione di un festival di medie dimensioni: tenda bianca per la cerimonia, pioggia di petali sulla distesa di ospiti, chioschetti per gli stuzzichini, tavolate nel verde e portate preparate su una cucina mobile di tutto rispetto.
Zia Maddalena afferra a sua volta il telefono, ma con altro spirito. La sposa le è simpatica e le manda i suoi più cari saluti, ai due mille auguri, a lui la raccomandazione di essere più coraggioso: «Se fai qualcosa, fallo fino in fondo. Volevi invitare solo chi andava bene a te? Hai fatto bene e sono pure dalla tua parte, ma abbi il buon cuore di ammetterlo senza nasconderti. Ti vogliamo bene lo stesso».
Più risolute le cugine. Gli mandano un regalo e un biglietto il cui senso è: in un mondo in cui non ci si sposa più, ognuno lo faccia come meglio crede. Manda dei fiori alle zie, che sono vecchie. Tutto questo me lo ha raccontato la prima moglie di Dino. Ha trovato la cosa molto divertente e mi ha confidato che se avesse potuto fare così anche con la prima cerimonia, sarebbe stata felice. A volte la felicità degli altri consiste nel rinunciare alle nostre poco condivisibili pretese.
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