Piano Mattei, scommessa per la diplomazia italiana

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: superare la logica assistenzialista per innescare uno sviluppo condiviso che, tra i suoi effetti, dovrebbe portare a una gestione più ordinata e meno drammatica dei flussi migratori
La premier Giorgia Meloni al secondo vertice Italia-Africa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La premier Giorgia Meloni al secondo vertice Italia-Africa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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La scelta di Addis Abeba, cuore pulsante dell’Unione Africana, per ospitare oggi il secondo Vertice Italia-Africa, il primo nel continente africano, è un segnale politico forte e un primo, tangibile, passo per dare sostanza allo slogan che accompagna il Piano Mattei: «Partenariato tra pari».

La premier Giorgia Meloni, accompagnata da un folto gruppo di amministratori delegati di grandi aziende italiane, porta in dote il suo progetto strategico, svelato a Roma nel 2024, e cerca ora sul suolo africano la legittimazione e, soprattutto, la concretezza.

L’incontro di oggi non è una semplice replica, ma un esame. Sul tavolo, di fronte a 14 leader africani, c’è lo stato di avanzamento dei primi cento progetti pilota, finanziati con una parte della dotazione iniziale di 5,5 miliardi di euro. Si parla di energia, filiere agroalimentari, acqua, sanità, istruzione e formazione. L’Italia si propone come «ponte privilegiato» tra l’Africa e l’Europa, un hub energetico e diplomatico nel Mediterraneo.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: superare la logica assistenzialista per innescare uno sviluppo condiviso che, tra i suoi effetti, dovrebbe portare a una gestione più ordinata e meno drammatica dei flussi migratori. Il piano lavora in sinergia con l’iniziativa «Global Gateway» dell’Unione europea e coinvolge istituzioni finanziarie come la Banca Mondiale e la Banca Africana di sviluppo.

Fin qui la cronaca, ma il commento non può che partire da una domanda: è un reale cambio di paradigma o un rebranding della politica estera italiana, attenta tanto allo sviluppo quanto alla sicurezza energetica e al controllo delle frontiere? È una domanda cui Giorgia Meloni non si è sottratta nel corso della conferenza stampa nella Mandela Hall.

La sfida per il governo di Roma è dimostrare che il «Piano Mattei» non è un contenitore vuoto o, peggio, un’imposizione calata dall’alto (e la memoria va al primo vertice a Roma nel corso del quale il segretario della Commissione dell’Unione Africana chiese, con una certa dose di polemica, alla premier italiana che gli africani fossero più coinvolti nei progetti e nelle scelte). Il successo dell’iniziativa dipenderà dalla capacità di ascolto, dalla flessibilità nell’adattare i progetti alle reali esigenze dei partner e dalla trasparenza nella gestione dei fondi.

Giorgia Meloni con il Presidente dell'Angola e Presidente di turno dell'Unione Africana João Lourenço e il Presidente della Commissione dell'Unione Africana Mahmoud Ali Youssouf - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni con il Presidente dell'Angola e Presidente di turno dell'Unione Africana João Lourenço e il Presidente della Commissione dell'Unione Africana Mahmoud Ali Youssouf - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Evocare il nome di Enrico Mattei significa richiamare un’idea forte di cooperazione non predatoria ma realmente collaborativa, rispettosa dei reciproci interessi, un approccio che al fondatore dell’Eni valse un grande rispetto nel continente, che ancora non si è spento, e probabilmente costò la vita nel misterioso incidente aereo sul cielo di Bescapè.

Ma il mondo del 2026 non è quello degli anni ’50. Oggi l’Africa è un continente complesso – dove si allarga l’influenza egemonica di potenze globali come la Cina e la Russia e si stinge quella americana – sempre più consapevole del proprio peso geopolitico, della giovinezza della propria popolazione, della ricchezza delle proprie risorse naturali.

Il vertice di Addis Abeba, quindi, è molto più di un incontro diplomatico. È il momento della verità per il Piano Mattei. Dalle parole si deve passare ai cantieri, dalle promesse ai benefici tangibili per le popolazioni locali. Solo così l’Italia potrà dimostrare che la sua non è solo una strategia per l’Africa, ma una strategia con l’Africa. Un esame difficile, il cui esito definirà la credibilità e il protagonismo internazionale da media potenza regionale dell’Italia nei prossimi anni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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