Opinioni

Leone XIV, la grammatica di pace del nuovo pontefice

Nell’appuntamento con i media internazionali il Papa ha usato le stesse parole del suo predecessore Francesco nell’ultimo messaggio: «Disarmiamo le parole per disarmare il mondo»
Papa Leone XIV - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Papa Leone XIV - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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I media seguono con grande attenzione ognuno dei primi passi compiuti dal Papa neoeletto. Lo scrutano senza sosta per intuire i contorni e i segni della sua azione «politica» e pastorale, e per cercare di capire in quale direzione andrà il suo pontificato.

Ieri Papa Leone XIV si è rivolto proprio al «mondo dei giornalisti» – e si potrebbe dire in senso letterale, dal momento che all’udienza nell’aula Paolo VI in Vaticano c’erano circa 6mila esponenti della stampa internazionale. Se Papa Francesco era il «Grande comunicatore», il suo successore risulta contraddistinto da uno stile di approccio ai pubblici di genere differente, ma che mostra già alcuni tratti affilati e diretti assai efficaci.

A partire dalla padronanza delle lingue – un elemento che accomuna molti principi della Chiesa cattolica apostolica romana, una superpotenza spirituale e culturale profondamente e autenticamente multinazionale –, fra le quali Robert Francis Prevost viaggia con grande naturalezza, tanto da avere esordito durante l’udienza con una battuta di spirito in inglese sulla differenza fra gli applausi al debutto e alla conclusione di un incontro (invitando i giornalisti, «se rimasti svegli», ad applaudirlo alla fine più che all’inizio).

Una sorta di «antipasto» da parte di un uomo che racchiude dentro di sé varie anime e storie, uno statunitense di quella che ha rappresentato la metropoli industriale per eccellenza del «Secolo americano» (Chicago) e, al medesimo tempo, un missionario nel «Sud globale» e un importante «uomo di macchina» della governance dei dicasteri a Roma.

Nell’appuntamento con i media internazionali Papa Leone XIV ha recuperato i due aggettivi che aveva accostato alla parola «pace» nel corso del suo primo discorso dalla Loggia della Basilica Vaticana: «disarmata» e «disarmante».

E li ha affiancati, questa volta, alla parola «comunicazione», invitando i media «tradizionali» a quella che potremmo chiamare una piena assunzione delle proprie responsabilità e a un’adeguata consapevolezza dell’influenza che esercitano: ovvero un’attribuzione di fiducia nei loro confronti in un contesto dove dilagano il disordine informativo, le notizie non verificate e inattendibili e, da anni, si fanno strada i cosiddetti «influencer» che hanno scalzato presso certi strati della popolazione – che, nella fattispecie, si preferisce non qualificare come opinione pubblica – gli operatori professionali dell’informazione e gli opinion-maker.

Per l’occasione il Pontefice ha selezionato de facto le medesime parole usate dal suo predecessore Francesco nell’ultimo messaggio: «Disarmiamo le parole per disarmare il mondo», invitando a fare ricorso a una «comunicazione di pace».

Nel frastuono del rumore di fondo contemporaneo, e nella competizione estremamente accesa dell’odierna economia dell’attenzione, le parole papali assumono i connotati di un’«ecologia della comunicazione», nella quale – per citarlo nuovamente – occorre adoperarsi per «condividere uno sguardo diverso sul mondo e agire in modo coerente con la nostra dignità umana».

Un appello che ha giustappunto rivolto a «chi è in prima fila nel narrare» quanto avviene nella società e intorno a noi. Aggiungendo ulteriori considerazioni intorno al tema dell’intelligenza artificiale, «che richiede responsabilità e discernimento per orientare gli strumenti al bene di tutti».

Una comunicazione più umana, capace di ridurre le tensioni e i conflitti. E un richiamo a quell’umanesimo che gli oligarchi di Big Tech non tollerano, sprofondati come sono nei loro disegni – che si configurano sempre di più alla stregua di brutti incubi – post e transumani. La Chiesa ha scelto un Papa della contemporaneità, in tutto e per tutto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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