Leone XIV era stato eletto dai cardinali anche per mettere mano al governo della chiesa e il primo anno di pontificato ha già mostrato i primi passi in questa direzione. Il più importante, dal punto di vista istituzionale, è la scelta di consultare frequentemente e regolarmente il collegio cardinalizio. Il 7-8 gennaio di quest’anno aveva tenuto il suo primo concistoro con tutti i cardinali e il 26-27 giugno il secondo.
Quella di Leone è una risposta alla richiesta dei cardinali riuniti nel pre-conclave di essere consultati più regolarmente dal papa. Lo stesso Francesco, che nell’ottobre 2024 aveva ampliato il numero dei cardinali elettori a 142 (un collegio così numeroso come mai prima nella storia della chiesa), si consultò molto raramente (solo tre volte, nel 2014, nel 2015, e nel 2022) con tutti i cardinali nel concistoro.
Con Leone è evidente quindi un cambiamento di rapporto tra papato e cardinali, specialmente alla luce della decisione di tenere un concistoro ogni anno.
Questi giorni rafforzano la mia speranza. Non soltanto per ciò che abbiamo condiviso, ma per il modo in cui lo abbiamo fatto. In un tempo segnato dalla polarizzazione, anche il modo con cui la Chiesa ascolta e dialoga diventa parte del suo annuncio. Se sapremo continuare a…
— Papa Leone XIV (@Pontifex_it) June 27, 2026
I temi scelti per la discussione questo giugno, con la presenza di 178 cardinali su un totale di 241: la situazione internazionale, la pace e il superamento della dottrina della «guerra giusta», l’enciclica «Magnifica humanitas» e l’attuazione del Sinodo. Sulla situazione internazionale è risultata evidente la preoccupazione dei cardinali per le guerre in corso – specialmente quelle condotte da Russia, Usa e Israele –. Sulla «dottrina della guerra giusta», che alcuni cardinali vorrebbero archiviare in nome di una più esigente e pacifista «dottrina della legittima difesa», Leone ha detto che saranno necessarie altre discussioni.
La discussione sull’attuazione del Sinodo rivela già alcuni indizi della direzione che Leone XIV sta prendendo: una rassicurazione per i cardinali e vescovi che vedevano nel processo iniziato da papa Francesco nel 2021 un eccesso di procedure e una sovrapposizione di livelli istituzionali. Non è un passo indietro, ma Leone inserisce la sinodalità in una visione ampia delle possibilità che il papa ha di governare la chiesa.
Da un lato, la riscoperta del concistoro significa comprendere la possibilità di una forma del ministero papale in parte dimenticata. Per molto tempo, prima del XVII secolo, la Curia romana era governata dal papa insieme al concistoro dei cardinali residenti a Roma. La consultazione frequente dei cardinali non è quindi un pericoloso modernismo, ma la presa d’atto che il rapporto tra papa e Curia Romana ha bisogno di contatto costante con un collegio di cardinali che Francesco ha reso effettivamente globale.

Dall’altro lato, il modo in cui il papa ha gestito questo concistoro guarda alla sinodalità. Diversamente dai concistori precedenti, questo ha avuto forma sinodale: conversazioni in piccoli gruppi alternati a interventi in plenaria. Questa forma di celebrazione di concistoro segnala anche la comprensione della sinodalità da parte di Leone XIV: non come un sostituto o un successore della collegialità (collaborazione all’interno di organismi composti da pari), ma come stile di governo che necessita della collegialità. Francesco concepiva invece la sinodalità come parte del rapporto personale tra papa e popolo, anche a scapito della collegialità del papa coi vescovi e con la Curia.
I cardinali non sono i soli con cui Leone XIV vuole ristabilire un rapporto di collaborazione. Il prossimo appuntamento è la riunione a ottobre con tutti i presidenti delle conferenze episcopali per parlare di famiglia e matrimonio, a dieci anni dalla pubblicazione della «Amoris laetitia» di Francesco, un documento che tante ansie e controversie suscitò specialmente negli Usa da cui Prevost proviene. Annunciata da Leone nel discorso di chiusura del 27 giugno, la novità (rispetto a quanto detto nei mesi precedenti) è la presenza di rappresentanti di famiglie alla riunione di ottobre. Non un sinodo allargato a membri laici come fece Francesco, ma un gesto in quella direzione.
Massimo Faggioli – Docente di Teologia,Villanova University Philadelphia




