Pace in Ucraina, in 24 punti il salto di qualità dell’Europa

Il piano di Trump potrà anche fermare il massacro del popolo ucraino, ma non è affatto garanzia di un assetto sostenibile
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky - Foto Epa/Stringer © www.giornaledibrescia.it
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky - Foto Epa/Stringer © www.giornaledibrescia.it
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Ai 28 punti ha risposto con 24. Questa la reazione dell’Ue al piano di pace di Trump. Partiamo da quest’ultimo. Piuttosto un prendere o lasciare, per giunta nello spazio di pochi giorni. In sostanza un ultimatum, con la neppur tanto velata, minaccia di abbandonare l’Ucraina nelle mani del carnefice.

Una scelta impossibile per Zelensky. In effetti, a ben vedere le cose, una pace o, meglio, una resa tanto ingloriosa, comporterebbe per l’Ucraina, non nell’immediato, ma nel medio periodo (non si arriverebbe a quello lungo) un destino non meno drammatico. La pace trumpiana potrà anche fermare il massacro del popolo ucraino, ma non è affatto garanzia di un assetto sostenibile. Reggerebbe poco più di una tregua.

È fragile, oltreché immorale, perché premia l’aggressore, incentivandolo a usare la tregua per prepararsi a nuovi attacchi, nuove uccisioni di civili, non necessariamente limitati all’Ucraina. Nella sostanza risulta persino più debole dell’accordo per la guerra di Gaza. In questo, infatti, si parla di cessazione delle operazioni israeliane, di ritiro progressivo, Amministrazione civile palestinese, nonché meccanismi internazionali per la ricostruzione. Nessuna annessione del territorio di Gaza è contemplata.

Dopo un iniziale sconcerto, l’Ue ha saputo trovare la via di una proposta non solo alternativa, ma ben più promettente. Per arrivare dove? Il più lontano possibile dalla situazione nella quale l’Ucraina verrebbe a trovarsi qualora, neppure tutti, ma anche una parte dei 28 punti di Trump venissero accettati e sottoscritti, obtorto collo, da Zelensky, con un Putin a strofinarsi le mani dalla contentezza.

Faticosamente l’Ue ha imbastito una risposta. Un primo abbozzo in tre punti fermi, elencati da Ursula von der Leyen a margine della riunione del G-20 a Johannesburg: rigetto di una modifica dei confini con la forza, nessuna limitazione per le forze armate ucraine, «centralità dell’Unione europea nel garantire la pace all’Ucraina», in altri termini accettazione da parte di Putin della scelta europea dell’Ucraina.

Poi, come prodotto della riunione tripartita a Ginevra, la più articolata proposta. Basta scorrere quei punti per rendersi conto di quanta differenza vi sia rispetto alla proposta di Trump e della sua amministrazione. Innanzitutto, una chiara procedura di implementazione e monitoraggio del cessate il fuoco. Un qualcosa del tutto assente nei 28 punti russo-americani. Poi, la sovranità. Il salto di qualità rispetto al piano Trump è evidente.

Vladimir Putin e Donald Trump - Foto Epa/Cremlino © www.giornaledibrescia.it
Vladimir Putin e Donald Trump - Foto Epa/Cremlino © www.giornaledibrescia.it

La differenza è nelle garanzie, legate all’articolo 5 del trattato Nato. Idea, vale ricordarlo, avanzata recentemente da Giorgia Meloni. Altro aspetto della sovranità la libertà lasciata all’Ucraina di decidere sulla propria neutralità. In altri termini starà alle sue decisioni sovrane se chiedere di entrare o meno nella Nato, adesione comunque dipendente dal consenso di chi ne fa parte.

Un aspetto cruciale è quello dei territori. Nulla di preordinato, ma negoziati dopo il cessate il fuoco e a partire «dall'attuale linea del fronte». Con ciò, da un lato si fa piazza pulita dell’assurdo automatismo del piano Trump per il quale la Russia avrebbe ottenuto anche le parti delle due regioni del Luhansk e Donetsk neppure conquistate, dall’altro si lascia aperta la possibilità di cessioni, ma come frutto di un accordo, non di una imposizione. Sarà la forza relativa delle due parti a definire il dove.

Ovviamente non poteva mancare il riferimento all’adesione dell’Ucraina all’Ue. Una affermazione perentoria: «L’Ucraina diventa membro dell’Ue». Un chiaro impegno ad accoglierla nella famiglia europea. Impossibile dire cosa ne sarà di questi punti europei, e lo stesso vale per quelli americani. Ma una cosa è certa. Mentre i secondi sanno di autoritarismo e imperialismo, i primi configurano una pace dignitosa e durevole, mentre restituiscono un popolo alla libertà.

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