Opinioni

Tra Stati Uniti e Russia le mani sull’Ucraina e sull’Europa

Con il loro piano per giungere a una pace in Ucraina, gli Usa mirano a ricostituire un equilibrio bipolare in Europa, più sbilanciato di quello della Guerra Fredda
Mario Del Pero

Mario Del Pero

Editorialista

Vladimir Putin e Donald Trump in Alaska - Foto Epa/Cremlino © www.giornaledibrescia.it
Vladimir Putin e Donald Trump in Alaska - Foto Epa/Cremlino © www.giornaledibrescia.it

Mancano ancora troppi dettagli dei 28 punti del nuovo piano statunitense per giungere a una pace in Ucraina. Quelli che filtrano permettono però di definirne i contorni e la filosofia. Così come l’annuncio che questo piano si rivolge non solo all’Ucraina, ma mira anche a un’ambiziosa ridefinizione della sicurezza paneuropea.

Da quel che sappiamo, e in linea con precedenti dichiarazioni di Trump, si prevedono significative concessioni territoriali a Mosca, dalla Crimea al Donbass. Da abbinarsi a una consistente riduzione delle forze armate ucraine, all’impossibilità per Kiev di accogliere truppe straniere sul proprio territorio, di possedere missili a media e lunga gittata o altra sofisticata tecnologia militare. Gli Usa si disimpegnerebbero dal teatro ucraino. E la Russia otterrebbe anche altre concessioni, minori ma simbolicamente significative: dal riconoscimento del russo come lingua ufficiale a quello della Chiesa Ortodossa Russa.

Perché ora, questo piano? Quali sono gli obiettivi e la strategia che lo ispira? Pesano, è evidente, le difficoltà politiche e militari ucraine. Gli scandali di corruzione, le divisioni politiche interne, la crescente impopolarità di Zelensky. E la lunga e protratta guerra di attrito e logoramento che tende fisiologicamente a premiare la parte più forte o più capace, come la Russia, di sacrificare vite umane senza pagare un altissimo costo politico.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky - Foto Epa/Stringer © www.giornaledibrescia.it
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky - Foto Epa/Stringer © www.giornaledibrescia.it

Così come pesa il desiderio di Trump di giungere a un accordo, costi quel che costi. Per ottenere un ambito successo diplomatico, dopo quello su Gaza; per soddisfare le sollecitazioni che vengono da una base Maga dove sul caso Epstein si manifestano invece le prime, significative crepe al pieno sostegno al presidente; e perché questo accordo, così sbilanciato a favore di Mosca, è propedeutico a un piano ben più ambizioso, come peraltro esplicitamente dichiarato.

Un piano per l’Europa e sull’Europa. Finalizzato a costruire una sorta di asse Usa-Russia, che emancipi quest’ultima da un abbraccio, quello con la Cina, fattosi più stretto e vincolante in una relazione altamente asimmetrica che pone Mosca in una condizione di strutturale dipendenza e subalternità. E un piano le cui matrici neo-imperiali, così ostentate da Trump in tanti altri teatri (pensiamo solo all’America Latina), appaiono esplicite.

Un’Ucraina quale quella profilata dal piano di pace è un paese vulnerabile e a sovranità chiaramente limitata. Soggetto a un accordo capestro con gli Usa per lo sfruttamento delle sue risorse minerarie e priva della strumentazione per resistere a nuove pressioni della Russia o contenerne l’influenza. Se allarghiamo lo sguardo a un orizzonte paneuropeo, appare evidente che l’idea è quella di ricostituire un qualche equilibrio bipolare in Europa. Sbilanciato e asimmetrico quanto e più di quello della Guerra Fredda, con una potenza – gli Usa – nettamente superiore, ma con una Russia che vede di fatto riconosciuta una sua sfera d’influenza e un suo ruolo. E con un’Europa frammentata e vulnerabile.

Forse più agli Stati Uniti che a velleitari espansionismi russi. Stati Uniti che brandiscono il loro mercato come una sorta di clava, usando i dazi per sanzionare e ricattare, spingendo questa Europa fragile e divisa a capitolare, e a riporre nel cassetto i progetti di tassare, sanzionare e regolamentare i giganti digitali statunitensi. Stati Uniti che fanno leva sui loro cavalli di Troia pseudo-sovranisti in Europa per minare dall’interno un progetto europeo che, come Trump non manca di fare chiaro, è considerato ostile. Stati Uniti, infine, che non si pongono alcun problema a negoziare bilateralmente con la Russia sulla testa (e contro gli interessi) di europei e ucraini.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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