Non possiamo smettere di raccontare il nostro passato

Abbiamo memoria? Ogni giorno viene proposto di celebrare la giornata, nazionale o mondiale, di qualche fatto particolare. Per un più di riflessione collettiva. Il rischio è che una celebrazione si mangi la precedente e le consegni, tutte, agli addetti ai lavori e a quanti le sperimentano direttamente, di persona, nello specifico.
Inoltre numerose sono le ricorrenze che fanno memoria di eventi accaduti, nel cammino storico, decenni fa: ci interrogano su cosa è cambiato nel lungo tempo trascorso, sul molto che si ripete ancora, sulle verità giudiziarie rimaste aperte e che chiedono di non essere archiviate. Le stagioni della nostra vita scandiscono le modalità di approccio alle une e alle altre. Quando siamo giovani la tendenza è a guardare avanti, al futuro che ci sentiamo chiamati ad auspicare e ad attendere. Magari per bilanciare ottimismi e pessimismi che affiorano.
Se i tornanti dell’esistenza sono avanzati, e scandiscono che sono maggiori quelli che abbiamo alle spalle di quanti ci attendono, allora si è propensi ad affrontare bilanci e consuntivi personali: cosa abbiamo intrapreso che può lasciare traccia, se non nel contesto complessivo in chi ci è realmente prossimo? Quanto si dissolverà con la fine dei nostri giorni? Mentre si discute, e ci si divide apertamente, sulla proposta, dal governo, riforma della giustizia, si rinnova la ricorrenza delle stragi che assassinarono i giudici Falcone, sua moglie, Borsellino, le loro scorte.
Per interromperne l’azione investigativa, che con cocciuta tenacia portavano avanti, seppellendo di volta in volta i loro collaboratori. Si prova ad iscriverli tra i sostenitori dell’uno o dell’altro modo di fare giustizia, rileggendo con gli occhi interessati di oggi le loro azioni ed intenzioni di allora. Le televisioni mettono in onda filmati storici e ricostruzioni cinematografiche dei comportamenti che li caratterizzarono. Emergono cavalieri lasciati solitari agli snodi di appuntamenti decisivi. Solitari e consapevoli. Non alla ricerca di eroismi, convinti di dover fare la loro parte fino in fondo. Magari sconfitti nell’immediato, ma testimoni di una verità che potrà venire successivamente acclamata proprio grazie al loro sacrificio.
Anche dei giornalisti assassinati, perché cercatori di scomode verità e testimoni di pesanti ingiustizie, si è deciso di indicare un’apposita giornata di celebrazione e memoria. Parla alle persone tutte, mentre ai giornalisti ripropone il fondamento del loro lavoro. Se è vero che la prima vittima di ogni guerra è la verità, e lo verifichiamo nella molteplicità di conflitti che caratterizzano l’attualità, si capisce perché ricercarla e testimoniarla sia di fondamentale importanza.
Mai come ora le fonti di diffusione delle notizie sono state tante e così manipolate. Per convincere delle interpretazioni che vengono elaborate a sostegno delle proprie tesi. Si rende una volta di più fondamentale la bontà e la credibilità della testimonianza diretta. Una ricerca complessa, costosa in termini personali, da non dismettere perché considerata disarmata nell’immediato più prossimo. Costruire futuro significa avere memoria piena del passato. Giornate e memorie si possono sommare e rendere vincenti.
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