In vacanza ma senza andarci

Ci sono manciate di esempi per dimostrare che Tamara ami la propria famiglia. Ha una relazione stabile e felice con il marito. Ha tre figli per cui si spende moltissimo e, insieme al consorte, ragiona in maniera dinamica sulle loro opportunità di crescita. È necessario premettere tutto questo perché voi Tamara non la conoscete di persona e quello che vi racconterò di seguito potrebbe far alzare il sopracciglio a qualcuno portato a leggere le ombre con più attenzione di quanta ne mette nell’analisi delle luci.
Detto questo, Tamara sta programmando l’estate da gennaio. Certo, buona parte dei genitori anticipa l’organizzazione estiva dei figli perché è risaputo che almeno per un paio di mesi all’anno bambini e ragazzi sono onere (ed onore) esclusivo delle famiglie. Per Tamara però è qualcosa di più. Lei ha una pianificazione meticolosa di luglio e buona parte di agosto che prevede per i tre minorenni la partecipazione ai Grest, l’esaurimento della disponibilità dei nonni e la staffetta a scambio con altre famiglie. I giorni che restano ad agosto sono investiti in una vacanza su misura per ciascuno di loro, in base agli interessi e alle propensioni di ciascuno.
L’offerta, per chi sa cercarla e prevederne i costi (anche per questo si parte da gennaio, se non prima), è ampia. Ma ad agosto c’è anche la vacanza per il marito: con gli amici o con un gruppo o per un corso. Può essere grandiosa o modesta, lontana o dietro l’angolo, ma deve durare almeno una settimana. E in quei sette giorni Tamara resta a casa da sola, con lo smartphone acceso ma senza connessione dati: buono solo per fare e ricevere telefonate. La casa è tutta per lei, gli spazi sono i suoi, il ritmo delle giornate se lo sceglie da sola. Tutto è partito dai tempi del fidanzamento: a lui piaceva viaggiare, a lei no.
A lui piaceva visitare luoghi nuovi, le ne vedeva semmai la fatica. Ma quanto durano in fondo le ferie? Non più di un cinquantaduesimo dell’anno, e nemmeno per tutti. Si può creare tensione tra due innamorati per una simile percentuale di vita? No, anche perché Tamara e suo marito per il resto dell’anno vanno d’amore, d’accordo e di ordinario disaccordo. Ecco quindi che nasce l’intesa che lui va in viaggio e lei resta. L’unica violazione dell’accordo ha riguardato gli anni in cui i bambini erano molto piccoli, ma questa sarebbe un’altra storia.
Tamara garantisce che il rientro è un momento grandioso: hanno tutti una gran voglia di vedersi e stare insieme, c’è molto da raccontare e da ascoltare, l’interesse per le fotografie delle vacanze è genuino e sono tutti e cinque pronti per mettere testa alla ripresa di settembre. Ci sono almeno tre elementi che apprezzo di questa situazione: viaggiare da soli è molto formativo, stare con se stessi è un’arte, finalmente ho trovato qualcuno che – anziché scrivere frasi melense sui compagni di vita che sanno starti accanto – mette in pratica la teoria. Io Tamara l’ammiro e, in fondo, un po’ vorrei saperla imitare. Forse anche qualcuno tra voi è dello stesso avviso
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