Opinioni

Da Minetti agli arbitri, Italia in bilico tra scandali e violenze

La situazione politica del Paese è piuttosto ingarbugliata: dalla cronaca al governo, è una macedonia di turbolenze
Nicole Minetti - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Nicole Minetti - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Da qualunque parte la guardiamo, la situazione politica sembra ingarbugliarsi sempre di più. Si vede il governo strattonato da richieste parlamentari di interventi chiarificatori di merito e di dimissioni di suoi esponenti di spicco, direttamente chiamati in causa. Primo fra tutti il ministro della giustizia Carlo Nordio. Da dopo la bocciatura del referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia, che lo aveva visto regista politico convinto di ben altro esito, si è infilato in tutta una serie di problematiche negative. Il dichiarato intendimento dei suoi oppositori è di mettere in crisi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sui versanti interni ed internazionali.

L’ultimo pasticcio di credibilità, in termini temporali, è la concessione della grazia presidenziale a Nicole Minetti per scopi umanitari parentali, sulla scorta di una istruttoria che, da subito dopo, è stata messa in discussione nei fondamentali da fonti giornalistiche, che hanno indagato la vicenda a livello internazionale. Fino a spingere il presidente Mattarella a sollecitare il governo, per lettera, a fare chiarezza, lasciando intravedere la possibilità di una revoca, che suonerebbe ennesima bocciatura del modo di stare in campo dell’esecutivo.

Le violenze che hanno accompagnato, ancora una volta, la celebrazione del 25 aprile hanno evidenziato come la piaga dell’irrisolto postfascismo rimanga aperta e si mescoli a quella del modo di stare in campo di Israele, vedendo un giovane ebreo sparare a due persone colpevoli di avere al collo il fazzoletto dell’Anpi. La comunità ebraica si è chiamata fuori e ha condannato decisamente quella violenza, che però è stata esercitata, credendo di tutelare così la propria identità. Intanto il governo israeliano ha attaccato, in un contesto marittimo internazionale, la flottiglia che voleva raggiungere Gaza per portare aiuti alla popolazione e contestare quella occupazione.

Su diverso versante, a Milano, i manifesti in ricordo di Sergio Ramelli – militante della destra, ucciso 51 anni fa da esponenti di Avanguardia operaia – strappati da un trentenne hanno provocato la reazione fisica di un gruppetto di sostenitori della memoria. Lo hanno colpito con calci, pugni e colpi di casco, prima di dileguarsi. Non è mancato chi ha detto che se la è cercata, quindi hanno fatto bene a malmenarlo.

In questo parapiglia non difettano di tenere le prime pagine i presunti scandali legati al mondo arbitrale del calcio, con i suoi risvolti politici sulla Figc, e quelli sui rapporti, a pagamento, di calciatori con escort. Così le vicissitudini di quella che è diventata, ufficialmente, la famiglia nel bosco, delegittimata e a rischio di separazione definitiva dei due genitori dai figli. Come pure la svolta nell’inchiesta sull’uccisione di Chiara Poggi, che vedrebbe uscire di scena, dopo 16 anni, il condannato Alberto Stasi, e catapultato dentro, come unico responsabile del delitto, Andrea Sempio. Come si vede viviamo dentro una grande macedonia di turbolenze in ogni ambito. Forse la politica, in quanto tale, ne è uno specchio continuo. Ce la farà a dare un ordine al colorato caleidoscopio?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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