Opinioni

Natale e quella storia «benedetta» di una famiglia molto complicata

Giuseppe diventa padre per scelta consapevole, quotidiana, costosa. Maria diventa madre senza nascondere la verità, fidandosi dell’impossibile
Il presepe in Vaticano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il presepe in Vaticano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
AA

Inutile dire come il Santo Natale, questo antichissimo rito celebrativo di una nascita divina, ormai alle spalle, per molti, in realtà, sia un momento di aggravata tristezza e di maggior difficoltà. Il pensiero mio va alle famiglie speciali le cui vite incontro nella stanza. Va a chi si è ritrovato improvvisamente solo in una casa a decorazioni accese e voci spente, a chi prepara il trolley dei figli cercando di metterci dentro anche qualche sorriso di circostanza; a chi si consuma in una tardiva gelosia, a chi prova a zittire la rabbia ingoiando pandori alla crema e a chi, invece, imbottito di melatonina, si infila nel letto, sperando arrivi presto l’Epifania che queste feste finalmente si porta via!

Eppure, il Natale è, a pensarci bene, la storia di una famiglia complicatissima: un padre putativo, rocambolesche fughe, lutti, parti difficili, alla quale, insomma, per quanto sacra, non vengono risparmiate difficoltà. Anche quella di crescere questo neonato speciale che, come ci ricorda meravigliosamente Cristian Bobin: «Nasce ed è già mio maestro». Un bambino che ancora nella pancia va salvato da una strage e, da adolescente in fuga, quando a fatica lo ritrovano ha il coraggio di dire ai suoi, ancora angosciati, che lo lasciassero in pace che si stava occupando «delle cose del Padre suo».

È anche la storia di una coppia in crisi ed io me li immagino, seduti in mediazione familiare, Giuseppe, uomo concreto e silenzioso, rigido sulla sedia, le nocche da falegname in rilievo mentre inconsapevolmente si sta per guadagnare la santità ed afferma: «È incinta, ma io non sono il padre!». E Maria serena e determinata, le mani sul ventre appena accennato: «Che ci posso fare? È arrivato un angelo, bello e luminoso e mi ha detto che avrò un figlio che fa parte di un piano più grande di noi».

Come facilitare il dialogo quando la verità di uno dei due trascende la realtà? O si crede a Maria o non ci si crede. Tertium non datur. E per fortuna che arriva in soccorso ancora una volta un angelo che appare in sogno a Giuseppe e lo conduce ad abitare la stessa dimensione di fede di Maria portandolo a rinunciare al diritto di sentirsi tradito per accogliere un figlio non suo levando davvero lo sguardo verso qualcosa di più grande.

Giuseppe diventa padre per scelta consapevole, quotidiana, costosa. Maria diventa madre senza nascondere la verità, fidandosi dell’impossibile. Quel bambino speciale avrà un padre umano che ha scelto di esserci, che ha mediato tra i suoi piani e ciò che la vita gli ha portato. Il Natale intenso e doloroso che sia ci insegna quindi anche questo: che le famiglie più sacre non sono quelle senza crisi, ma quelle capaci di trovare un nuovo passo dopo aver attraversato l’impossibile.

Ci ricorda che la genitorialità è, in qualche misura, un atto di fede: fede nell’altro come genitore, nel futuro, nella possibilità di costruire qualcosa di buono anche quando tutto sembra compromesso. E la mediazione familiare è lo spazio perfetto che favorisce quel salto misterioso, personalissimo ed insondabile che trasforma l’impossibile in possibile anche se, a volte, diciamolo, l’aiutino di una provvidenziale incursione angelica notturna non sarebbe poi male.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.