Narcotraffico, quando la polvere bianca diventa vera economia

Quello della droga è il mercato criminale globale più lucrativo, con un valore stimato di circa 400 miliardi di dollari l’anno: Brescia è una piazza significativa in termini di consumo
Cocaina
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Anche il traffico e il consumo di sostanze stupefacenti hanno la loro geopolitica e la loro geografia economica, sia a livello internazionale che locale. Quello del narcotraffico rimane oggi il mercato criminale globale più lucrativo, con un valore stimato di circa 400 miliardi di dollari l’anno, dopo quello della contraffazione, che ammonta a oltre 460 miliardi di dollari. Una cifra difficile da concepire, ma che può essere resa più concretamente e comunemente accessibile non solo pensando al fatto che i grandi gruppi criminali centro e sudamericani ritenevano più veloce pesare il denaro che contarlo, ma che addirittura, nel 2008, in piena crisi di liquidità una parte significativa dei proventi sarebbe stata integrata nei circuiti finanziari legali. Questa l’affermazione dell’allora Direttore esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga ed il Crimine, Antonio Costa, il quale rivelò che quei fondi contribuirono a sostenere il sistema bancario internazionale, in particolare il mercato interbancario, evitando il collasso di alcuni istituti e dimostrando che il denaro derivante da attività criminali rappresentava talvolta l’unico capitale disponibile.

Ciò evidenziava la permeabilità del sistema finanziario mondiale al riciclaggio e la fragilità etica delle sue dinamiche di sopravvivenza in situazioni di crisi. Gran parte del business della droga è gestito dalla ndrangheta, definita dalla Direzione Centrale dei Servizi Antidroga come «l’organizzazione mafiosa italiana più insidiosa e pervasiva, nonché la più influente nel traffico della cocaina proveniente dal Sud America», tanto che nella Relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia, presentata ieri a Roma, emerge che nel 2024 siano state sequestrate 3,8 tonnellate di cocaina nel solo porto di Gioia Tauro. Un enorme volume d’affari ingenerato dai molti mercati territoriali e locali, dei quali Brescia rappresenta una piazza significativa per la Lombardia, sia in termini di consumo che di contrasto, come le recenti operazioni delle forze di Polizia hanno comprovato, sequestrando 135 kg di cocaina, ai quali vanno aggiunti un altro quintale nei primi giorni di gennaio di quest’anno e, sempre ieri anche 55 kg di droghe sintetiche.

Nella nostra provincia sono almeno quattro le cause strutturali che consentono o in taluni casi paradossalmente favoriscono la proliferazione del fenomeno criminale legato alle sostanze in una duplice dimensione di traffico/spaccio e di consumo. La prima è connessa al benessere diffuso e alla presenza di grandi capitali che hanno contribuito allo sviluppo di società finanziarie e sistemi bancari, tra le quali alcuni possono offrire un più facile accesso alle pratiche di riciclaggio di denaro. Un tempo ciò determinava anche la più elevata disponibilità di denaro da parte dei consumatori rispetto ad altre realtà geografiche. Elemento che oggi non è più dirimente, essendo disponibili sul mercato anche microdosi di sostanze; quindi inferiori al grammo di cocaina al costo di 15 euro circa. Modesto anche il costo delle droghe sintetiche il cui prezzo si aggira mediamente attorno ai 15-20 euro a pasticca, per scendere a 5-10 euro al grammo per i cannabinoidi. Cifre nella disponibilità di chiunque.

Brescia e Provincia esprimono anche una forte attrattività della realtà industrial-imprenditoriale e agricola. La problematica degli alti consumi in taluni ambiti lavorativi, soprattutto quello edile, fu sollevata già nel 2006 da un’inchiesta del Giornale di Brescia, il quale evidenziava di come un operaio su cinque facesse uso di droga per lavorare e quindi guadagnare di più. L’ambiente lavorativo tende a trasformarsi in un moltiplicatore della domanda e dell’offerta nel mercato degli stupefacenti. Il fenomeno coinvolge un numero significativo di soggetti che svolgono simultaneamente il ruolo di consumatori e piccoli spacciatori. L’uso di sostanze sul luogo di lavoro favorisce l’insorgenza di dinamiche di dipendenza, che si estendono anche agli spazi e ai tempi extra-lavorativi, in particolare durante il fine settimana, determinando una continuità nel consumo difficilmente circoscrivibile.

Una terza causa è data dall’importanza del posizionamento geografico del territorio provinciale. La sua prossimità a Milano, città nella quale la pervasività della ‘ndrangheta è nota e la disponibilità di approvvigionamento di sostanze è rilevante, la presenza di servizi logistici e di infrastrutture, come ad esempio la vicinanza agli aeroporti internazionali, tre lombardi, tra i quali Malpensa, uno dei punti privilegiati di ingresso degli stupefacenti, come comprovano gli oltre quattro quintali di sostanze pronte per la distribuzione e quasi sette tonnellate di precursori chimici, e il fatto che sia centrale sull’asse est-ovest, rende Brescia un punto anche di transito importante.

Non è un caso che proprio sulla direttrice dell’A4 si concentrino le tre aree principali dei sequestri: basso Garda, il capoluogo e la Franciacorta. In ultimo si registra una forte presenza delle ’ndrine calabresi anche sul nostro territorio, specialmente nella zona del Garda, con attività anche connesse al settore del turismo quale canale privilegiato per operazioni di riciclaggio di denaro, fungendo da facciata legittima per l’immissione di capitali di origine illecita nell’economia legale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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