Le minacce di Trump e i rischi di un attacco da terra all’Iran

Secondo la Casa Bianca il dispositivo militare in apprestamento nel Golfo è predisposto per mettere a disposizione del presidente più opzioni per costringere l’Iran a sedersi al tavolo delle trattative in posizione meno favorevole rispetto a quella che la sola campagna aero-missilistica pare aver sinora disegnato. Ma l’opzione terrestre è quanto di più rischioso si possa immaginare, sia per le Forze armate statunitensi sia, soprattutto, per il «commander in chief», per il quale un fallimento anche solo parziale o, comunque, perdite elevate tra i soldati americani rappresenterebbero un vulnus politico forse fatale, specie in vista delle elezioni di Midterm.
Nell’area sono giunti sinora una brigata della 82a Divisione aerotrasportata, unità della 101a Divisione d’assalto aereo (le celebri Screaming eagles, aquile urlanti), un complesso formato da centinaia di operatori delle varie Sof (Forze speciali) e la 31a Meu (Marine expeditionary unit), ovvero 3.500 marines imbarcati sulle navi d’assalto Tripoli e New Orleans. Un’altra Meu, la 11a, giungerà a giorni.
Tolto il personale tecnico-logistico, Trump potrebbe mandare all’assalto meno di dodicimila uomini: forza rilevante ma infinitamente inferiore a quanto servirebbe per occupare una porzione dell’Iran, che, oltre ad essere militarmente ben organizzato, è tre volte più grande dell’Afghanistan e ha quattro volte la popolazione dell’Iraq (che durante Desert Storm fu invaso con 200mila soldati).
BREAKING: 🇮🇷 Bakhtiari tribes in Iran’s Khuzestan Province say they are heading into the mountains, armed with rifles, to search for the missing U.S. F-15 pilot, telling media:
— Donald J Trump Posts TruthSocial (@TruthTrumpPost) April 3, 2026
“Don’t worry, we’ll find him.” pic.twitter.com/Kx2ZushImq
I pianificatori del Pentagono mirerebbero perciò a creare sul suolo iraniano alcune Eabo (Expeditionary advanced base options), basi operative avanzate per controllare nodi cruciali, a cominciare dall’isola di Kharg, principale terminal petrolifero di Teheran e dalla serie di isolotti che punteggiano il Golfo come Qeshm (il maggiore), Tunb, Larak e Abu Musa (su cui c’è una pista di 2,9 km, adatta ai grandi cargo e a creare una Farp, stazione di rifornimento carburante e munizioni).
Ma i rischi sono elevatissimi: le isole sono vicine alla costa (Kharg è a 25 km) a tiro, oltre che di droni e missili, anche della «banale» artiglieria e le acque sono certo minate, senza contare che possono essere ancora operativi a decine i barchini veloci dei Pasdaran. Portare indenne una forza da sbarco a Kharg poi è impresa quasi impossibile, perché dallo stretto di Hormuz all’isola ci sono quasi 500 km, da percorrere a tiro degli iraniani: il grande terminale petrolifero dovrebbe essere dunque attaccato da forze aerotrasportate.

Conquistarlo è certo alla portata delle forze Usa, mantenerlo è altra cosa: truppe aerotrasportate senza supporto continuo non possono tenere una posizione per più di due o tre giorni (ci sono esempi anche recenti, come la tentata occupazione russa dell’aeroporto Hostomel di Kiev, finita tragicamente per gli assalitori, sopraffatti dalle brigate pesanti ucraine senza possibilità di far giungere altre forze sullo stesso scalo). Gli americani possono contare su una schiacciante superiorità aerea per fornire appoggio costante (un po’ come fecero nel 1968 a Keh Sanh in Viet Nam, rifornendo per settimane per via aerea la base circondata dai Viet Cong): ma la possibilità di subire perdite difficili da far accettare all’opinione pubblica è elevatissima.
Oltre ai rischi contano poi le condizioni ambientali: Trump ha fissato una nuova scadenza al 6 aprile (il 7 notte in Italia). Se quel giorno decidesse per l’azione terrestre le unità avrebbero bisogno di sette-otto giorni per predisporsi «al lancio»: si arriverebbe a metà mese, finestra tutt’altro che casuale. Dopo il 15, con punta ideale il 17, infatti, si verificheranno nel Golfo le condizioni perfette per un’operazione anfibia notturna: assenza di luce lunare (quasi uguale anche il 18 e 19), alta marea che alzerà le acque attorno alle isole di 2,5 metri, diminuendo il rischio delle mine ancorate al fondo e dei coralli che abbondano attorno a Kharg, marea con onde inferiori al metro.
Unica incognita lo Shamal, vento di maestrale che può levarsi all’improvviso, portando tempeste di sabbia. Gli iraniani, però, giocano in casa e sinora han dimostrato notevole sapienza tattica: The Donald alterna toni concilianti a minacce roboanti, ma l’alea di rischio ora poggia tutta sullo Studio Ovale.
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