Il tema della valutazione degli apprendimenti degli studenti è spesso oggetto di interventi normativi e di dibattito sia dentro che fuori le istituzioni scolastiche. In questi giorni è oggetto di discussione la questione concernente la possibilità per i genitori degli alunni di avere copia dei compiti svolti in classe. La questione assume una duplice connotazione, da una parte giuridica, dall’altra educativa. Si tratta di due dimensioni tra loro strettamente intrecciate. Com’è noto la legge 241/1990 (e sue successive modificazioni), nel definire l’attività amministrativa svolta da tutte le istituzioni pubbliche (e dunque anche dalla scuola) stabilisce che tale attività deve essere esplicata sulla base di criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza.
Il rispetto del principio di trasparenza riguarda ovviamente anche il tema della valutazione; e infatti il Dpr 249/1998 afferma esplicitamente che «lo studente ha diritto a una valutazione trasparente e tempestiva, volta ad attivare un processo di autovalutazione che lo conduca ad individuare i propri punti di forza e di debolezza e a migliorare il proprio rendimento». Considerazioni simili vengono fatte dal DLgs 62/2017 quando afferma che «per favorire i rapporti scuola-famiglia, le istituzioni scolastiche adottano modalità di comunicazione efficaci e trasparenti in merito alla valutazione del percorso scolastico delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti».




