Manovra, servono scelte coraggiose e visione

L’arrivo dell’autunno, oltre a dare il la ad emigrazione e a portarci vino nuovo, ci presenta il rituale della legge finanziaria e delle politiche che indirizzeranno le scelte governative per il prossimo anno. La politica sfrutta metodi nuovi per affrontare questo snodo decisivo iniziando a presentare idee e prospettive già a fine agosto.
Mettere sul tavolo ipotesi aiuta a preparare l’opinione pubblica ad accettare indirizzi piuttosto che ad iniziare a metabolizzare nuove priorità. Qualche volta, come è successo in questi giorni, il ministro dell’Economia viene aiutato da considerazioni migliorative sul passato per quanto riguarda lo stato dell’economia del Paese.
Nell’era delle dichiarazioni spot che si susseguono quotidianamente, concentrarsi su ipotesi e evidenziare priorità tra i beneficiari della manovra finisce con il rappresentare l’essenza stessa della politica. Però tra il dire e il fare, come sempre, c’è di mezzo l’oggettività dei dati con i quali «si deve fare i conti».
Iniziamo dai peana sul miglioramento del rating che abbiamo ottenuto nei giorni scorsi. Se è evidente che tra un dato migliorativo e uno peggiorativo sia da augurarsi il primo vale la pena di ricordare che il nostro BBB+ ci pone in una situazione economica tra le peggiori della comunità europea migliore solo di Grecia, Ungheria e Romania e molto al di sotto del Paese di cui recentemente abbiamo enfatizzato la crisi ossia la Francia (il cui rating è A+).
Insomma, dobbiamo essere consapevoli della fragilità del nostro sistema economico e, quindi, della necessità di mantenere un comportamento da «formiche».
Il secondo elemento che va evidenziato, come sempre, è che le risorse che il governo può utilizzare sono quelle che il Paese riesce ad indirizzare verso lo Stato. Il flusso tra entrate e uscite deve essere coerente e deve considerare che il fardello del debito pubblico (che ormai ha superato i 3.070 miliardi con un aumento di più di 100 miliardi nel 2025) drena una parte consistente delle entrate che non possono essere considerate disponibili per le politiche di bilancio.
Sempre rifacendoci ai recenti articoli che hanno messo in mostra lo stato di grande difficoltà dei nostri cugini d’oltralpe va ricordato che il rapporto Debito/Pil per la Francia è pari al 113% mentre per l’Italia a fine anno raggiungerà il 136,9%. Va poi sottolineato che, di fronte a un’economia che mostra evidenti segni di difficoltà, sostenere le famiglie significherà fare i conti anche con un flusso fiscale prevedibilmente zavorrato dalla situazione difficile. Dobbiamo poi considerare che un’altra fetta importante delle risorse a disposizione verrà ad essere assorbita dall’aumento delle spese militari così come promesso a livello europeo dai nostri rappresentanti. La coperta è sempre corta.
In questi casi, andando oltre le dichiarazioni spot si gioca la reale consistenza strategica dei governi. Rimanendo su una metafora che ci riporta al vino, coniugare lo stato di ebrezza con la botte piena non è fattibile. Le scelte sono difficili. Ancora a titolo esemplificativo di fronte a mercati che vedono difficoltà per far assorbire al consumatore prodotti e servizi la necessità di immettere nelle tasche maggiori risorse sembra essere necessaria, per farlo però si deve scegliere di ridurre l’uso di altre leve sul fronte fiscale o su quello dei servizi.
Allo stesso tempo, mettere mano ai capitoli di bilancio che sostengono scuola e sanità finisce col generare, sia nel breve sia nel medio periodo, effetti perversi per la collettività. Fare i conti con le promesse elettorali sul fronte pensionistico non può (non deve) fingere di ignorare gli effetti che possono nascere dal fare drenare ulteriori risorse per sostenere l’Inps. Ipotesi di ulteriori bonus si scontrano con le chiare esigenze di togliere alcuni di quelli esistenti. Serve visione e occorre coraggio, ma, soprattutto, dovrebbe scendere in campo la Politica capace di sganciarsi dai like e dalle manifestazioni autocelebrative. Scegliere significa governare e, in certi momenti, governare deve portare la politica ad orientarsi verso obiettivi da sostenere a prescindere dagli interessi di breve periodo. Un approccio diverso da quello in voga negli ultimi lustri che, seppur difficile da immaginare, dovrebbe necessariamente essere avviato.
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