Il Mag-atlantismo di Rubio e il presunto legame di civiltà

Si chiude con toni all’apparenza più concilianti la nuova conferenza sulla Sicurezza di Monaco. Senza lo sconcerto provocato un anno fa dall’intervento durissimo del vicepresidente Usa Vance, che aveva indicato nell’Europa medesima – e non nella Russia o in minacce esterne – il maggiore pericolo per se stessa e la sua futura sopravvivenza.
I principali leader europei – il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron – hanno avuto in realtà parole ferme e dure. Anche più di quanto non si pensasse. Sottolineando come l’Europa non possa rimanere in balia degli umori elettorali statunitensi; e che – dal clima al commercio, dall’immigrazione alla cultura – le idee e il lessico del mondo trumpiano e del suo movimento «Maga» sono quanto di più lontano vi sia da quelle ancor oggi egemoni in Europa.
Il Segretario di Stato Marco Rubio non è parso però cercare lo scontro. Ha offerto toni più moderati e dialoganti, parlando almeno all’apparenza il linguaggio di un atlantismo tutto centrato sull’idea che sia esistito, esista e debba continuare a esistere un legame naturale tra le due sponde dell’Atlantico: parte di una stessa «civiltà», ha affermato Rubio, nella quale gli Stati Uniti rimarranno sempre «figli dell’Europa».
E «civiltà» è la parola, e la categoria, che Rubio ha invocato più volte, ben dodici, nel suo intervento. Nel quale su democrazia, diritti, princìpi si è detto invece poco o nulla. E questo ci mostra come – al netto della retorica attenta e delle forme più civili – l’intervento di Rubio non abbia in alcun modo rappresentato un passo indietro rispetto alla linea finora tenuta dall’amministrazione Trump nei confronti dell’Europa e della Comunità Atlantica. Ma ne abbia piuttosto rappresentato una coerente espressione.
Lo vediamo bene nel merito delle questioni brevemente affrontate da Rubio, dalla critica alle politiche europee sull’ambiente (figlie, ha detto, dell’influenza della «setta» dei teorici del cambiamento climatico) a quelle commerciali, che impediscono di creare catene di valore esclusivamente occidentali, fino alla denuncia della decisione di cedere sovranità, nazionale e occidentale, a istituzioni internazionali datate e poco rappresentative.
Mass migration is not some fringe concern of little consequence.
— Secretary Marco Rubio (@SecRubio) February 14, 2026
It was and continues to be a crisis that destabilizes societies across the West. pic.twitter.com/cPELgF0UrW
E lo vediamo ancor più nella definizione ideologica di cosa questa civiltà euro-atlantica sia stata e debba tornare a essere. Non un progetto politico e strategico; non un’alleanza di democrazie, nella declinazione diventata negli anni dominante e rilanciata con forza da durante la presidenza di Joe Biden; quanto, piuttosto, un’alleanza di civiltà, basata sulle comuni radici cristiane e sulla riaffermazione orgogliosa dell’unicità e dei successi di questo Occidente. Dalla cui traiettoria storica si espungono scientemente contraddizioni, violenze, razzismo.
Per celebrarne invece senza remore le stesse esperienze imperiali: l’inarrestabile espansione globale dell’Occidente promossa – ha sostenuto Rubio – dai «suoi missionari, i suoi pellegrini, i suoi soldati, i suoi esploratori», bloccata dopo il 1945 «dalle rivoluzioni comuniste atee e dalle rivolte anticolonialiste che avrebbero trasformato il mondo sventolando la falce e il martello rossi su vaste aree» del pianeta.
Di fatto, e in piena sintonia con il discorso di JD Vance dell’anno scorso o con l’ultima dottrina di sicurezza nazionale di novembre, si estendono allo spazio atlantico le categorie del pensiero politico della destra radicale statunitense. Quello di Rubio è un messaggio Mag-atlantista: la celebrazione di un occidentalismo suprematista e nostalgico come suprematista e nostalgico è in fondo il nazionalismo trumpiano.
Un messaggio, questo, che sembra in fondo portare indietro le lancette della storia e costituire più un’elegia passatista di una storia letta molto rozzamente che una bussola concreta e realistica capace d’indicare la rotta verso un futuro complesso e spaventevole.
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