Macron e la svolta francese per la difesa dell’Europa

«Prendere in mano la sicurezza del continente e costruire un vero pilastro europeo della Nato»: è questo l’ambizioso obiettivo che Emmanuel Macron ha fissato per la Francia durante il discorso alle forze armate alla vigilia della festa nazionale del 14 luglio.
Parole che segnano il culmine di una climax di annunci meticolosamente studiata nei tempi, nei toni e nelle modalità. Il primo è arrivato giovedì scorso da Londra, al termine dell’incontro tra il primo ministro Keir Starmer e l’inquilino dell’Eliseo, ospite di un’attesissima visita di Stato: Francia e Regno Unito coordineranno per la prima volta nella storia i propri arsenali nucleari, stabilendo un «comitato direttivo congiunto».
Una svolta storica per entrambi: da una parte, l’intesa sembra consacrare definitivamente la collocazione europea - in senso geopolitico - della Gran Bretagna, chiudendo con le turbolenze del post-Brexit e con il sogno, nutrito soprattutto da Boris Johnson, di un’alleanza privilegiata con gli Stati Uniti. Dall’altra parte, segna un cambio di paradigma senza precedenti nella dottrina nucleare di Parigi, che si è sempre dimostrata estremamente gelosa delle proprie testate, tanto da essere l’unico Stato membro della Nato a non aderire al Gruppo di pianificazione nucleare dell’Alleanza.
Questo non cambierà, almeno non a breve, ma per la prima volta la Francia ha messo nero su bianco la disponibilità a impiegare le proprie armi per la difesa dell’intero continente: «Qualsiasi minaccia estrema contro l’Europa susciterebbe una risposta da parte di entrambe le nostre nazioni», si legge nell’accordo, che sembra quindi aprire alla prospettiva di un «ombrello nucleare» europeo come richiesto dalla Germania.
Notre force est supérieure lorsqu'elle est collective. Nous devons faire plus pour notre défense, en Européens. pic.twitter.com/m6IpiYPGGu
— Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) July 13, 2025
Il giorno dopo, a occupare le prime pagine dei giornali e i servizi televisivi è stato il capo di Stato maggiore Thierry Burkhard, che ha tenuto una rarissima conferenza stampa proprio su richiesta di Macron. «La Russia ha apertamente designato la Francia come il suo principale avversario in Europa», ha dichiarato il generale, che ha evocato la minaccia concreta e attuale di una «guerra ibrida» che tocca «lo spazio, la sfera informatica e i fondali marini». Di qui l’appello per il riarmo: «Aumentare le capacità militari è una necessità per gli europei, è essenziale».Un assist perfetto, e certamente programmato, per Macron, che domenica ha colto l’occasione del tradizionale discorso alle forze armate alla vigilia della festa nazionale del 14 luglio per annunciare proprio un ulteriore incremento delle spese militari: 3,5 miliardi nel 2026, altri 3 miliardi l’anno successivo con l’obiettivo di raggiungere quota 64 miliardi complessivi, il doppio rispetto al 2017.
Il tutto con la promessa di non aumentare il debito pubblico, che ha raggiunto livelli record mentre per la prima volta il rendimento dei titoli di Stato francesi, che è inversamente proporzionale alla fiducia dei mercati, ha superato quello italiano. Un grattacapo non da poco per il primo ministro Bayrou, incaricato di far quadrare i conti: martedì ha presentato al parlamento un piano di tagli alla spesa pubblica da 40 miliardi di euro, su cui ora le opposizioni minacciano di far cadere il governo.
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