L’intelligenza artificiale non fa miracoli in borsa

L’Ai si sta rivelando determinante in molti campi, ma non ancora nella finanza
Un intervento di Platone con l'intelligenza artificiale al Congresso di Filosofia di Roma © www.giornaledibrescia.it
Un intervento di Platone con l'intelligenza artificiale al Congresso di Filosofia di Roma © www.giornaledibrescia.it
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Doccia gelida sulle aspettative miracolistiche dell’intelligenza artificiale. La Borsa, con il cinismo dei numeri, porta tutti alla concretezza dei fatti. Eppure in questa estate rovente l’intelligenza artificiale sembrava circondarsi di aspettative miracolistiche e non mancano elementi che favoriscano questa sensazione: i muti parlano, i ciechi vedono, i morti riprendono vita... Ecco alcuni dei più recenti esempi.

Ha suscitato clamore, negli Stati Uniti, la vicenda della deputata Jennifer Wexton, già procuratrice della Virginia, nota per la sua abilità oratoria e colpita da una malattia neurodegenerativa che in poco più di un anno le ha tolto l’uso della parola. Aveva provato con un’applicazione tradizionale di sintesi vocale, ma usciva una voce metallica e meccanica. Ora un potente programma di intelligenza artificiale, utilizzando vecchie registrazioni di suoi discorsi, le ha ridato la brillante oratoria.

Se i muti parlano, anche i ciechi potranno vedere meglio, al punto da poter guidare automobili. O così almeno la pensano in EssiLux, la sezione di Luxottioca che si sta dedicando alle evoluzioni tecnologiche legate all’Ai. Si fa strada un progetto che vedrebbe i fabbricanti dei Ray-Ban accogliere in società Meta di Mark Zuckerberg (anche Google e Nvidia sono però in agguato) per rilanciare l’idea che gli occhiali possano sostituire gli smartphone e al pari degli orologi, diventare una protesi del nostro corpo.

Occhiali multimediali e connessi erano già stati sperimentati qualche anno fa, ma non ebbero successo, forse perché eccessivamente disturbanti per chi li portava. Trovare il modo di «indossare» la tecnologia (e farla indossare ad una platea vasta di utenti) è la sfida. La strada pare sia quella del med-tech, cioè permettere ad ognuno di vivere meglio man mano che l’età avanza.

Si tratta di un cammino graduale per giungere ad avere negli occhiali un sistema con immagini, informazioni, elaborazioni, attraverso la lamination, cioè la possibilità di inserire elettronica in superfici trasparenti. Occhiali che ci diranno dove siamo, come stiamo, se siamo stanchi, e che potranno essere diretti dal movimento delle pupille. 

Infine, nei giorni scorsi a Roma si sono dati appuntamento filosofi da tutto il mondo, per il loro XXV congresso. Al centro del dibattito l’Intelligenza artificiale. E proprio grazie ai miracoli di Ai, hanno partecipato ai colloqui romani anche Platone e Confucio, come emblemi, rispettivamente, del pensiero occidentale e della visione filosofica orientale. Nessuna resurrezione, per carità. Ma un loro ritorno in vita, sia pure nella forma di avatar, per un dialogo con «colleghi» e allievi su una serie di temi anche di strettissima attualità: guerra e cittadinanza, sapere critico e linguaggio della mente, ruolo delle religioni, cambiamento climatico, medicina, sport... Platone e Confucio non dicono nulla di nuovo, i contenuti sono basati sulle loro opere e sulle riflessioni ad esse seguite.

Non ci saranno neppure sorprese, perché l’intelligenza artificiale si basa – per dirla con la sociologa Diletta Huyskes – su cose assodate: cataloga, analizza e classifica per schemi ricorrenti. Sorprendentemente nuove sono invece le modalità: risposte immediate, attingendo a fonti bibliografiche vastissime. Come per la voce e per la vista, anche per i contenuti e le idee, l’intelligenza artificiale è uno straordinario imitatore di quel che l’uomo e la natura fanno. I bot sono replicatori di ineguagliabile talento: questi i miracoli dell’intelligenza artificiale.

Dove l’Ai, invece, non sta facendo miracoli è in Borsa. Anzi, proprio essa pare sia una delle cause trascinanti del tonfo registrato a livello mondiale. Il digitale «corre» meno dello sperato, alcune company guadagnano meno del previsto e la Borsa reagisce a modo suo. Cresce il numero degli analisti che pensano Ai finisca come la bolla delle «dot.com».

Ma la Borsa, sensibile metronomo delle speculazioni, non è il metro di giudizio dell’evoluzione tecnologica. Infatti, nella bolla dot.com andarono in crisi i portali e chi ci stava speculando, ma Internet ha continuato la sua inesorabile marcia. La Borsa registra impennate e assestamenti. Così probabilmente sarà anche con l’intelligenza artificiale.

Per semplificarla, in modo forse rozzo, tutto si tiene: le impennate fanno riferimento ai «miracoli», gli assestamenti si fondano sui fatti. E i fatti dicono quanto l’Ai abbia già permeato la nostra esistenza. Continuerà a farlo, più nella vita quotidiana che nelle rappresentazioni mirabolanti. Finanza e tecnologia si incrociano, ma seguono strade e logiche diverse.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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