Opinioni

Le parole di Cellino sono uno schiaffo a storia e realtà

Ha definito Brescia «città malvagia e di bestemmiatori», ma proprio qui gli sono state aperte le porte e permesso di fare per anni il bello e il cattivo tempo
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Massimo Cellino con la maglia del Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Massimo Cellino con la maglia del Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Massimo Cellino in una lunga intervista all’Unione Sarda ha definito Brescia «una città malvagia, dove c’è il maligno», oltre a dire «che in quella città la bestemmia è troppo diffusa».

Forse però vale la pena ricordare che la città «malvagia e di bestemmiatori» gli ha aperto le porte come il salvatore della patria nell’agosto de 2017. E il giorno della presentazione ufficiale da nuovo patron del Brescia calcio, aveva creduto alla promessa: «Vi toglierò dalla mediocrità». Sappiamo tutti che il livello, ai titoli di coda, è stato addirittura sotto la mediocrità.

La «città di bestemmiatori» gli ha permesso per anni di fare il bello e il cattivo tempo senza neanche protestare troppo. Di cacciare e riprendere gli allenatori, i dirigenti, i direttori sportivi. Sempre con modi arroganti, maleducati e irrispettosi verso tutti e tutti. La «città di bestemmiatori» è quella che ha dovuto ascoltare durante un’intervista la frase «I disabili? Anche a Torino sono tutti gobbi, ma non per questo entrano allo stadio gratis».

La città «malvagia» è finita più volte sulle pagine dei giornali nazionali per le sparate di un presidente che non sopportava il numero 17, che se la partita era di venerdì 17 faceva indossare ai calciatori le mutande viola e riuniva giocatori e staff davanti ad un prete esorcista.

Raramente per imprese sportive. La «città di bestemmiatori» ha sì festeggiato una promozione in Serie A dopo una cavalcata trionfale, ma ha anche visto la squadra retrocedere due volte in C.

Una (poi annullata dal Consiglio di Stato) sul campo e con una vergognosa serata di violenza da parte del tifo organizzato dopo Brescia-Cosenza, un’altra a tavolino per una scellerata scelta del fu presidente di affidarsi ad un broker per acquistare crediti di imposta rivelatisi inesistenti. La «città maligna e di bestemmiatori» ha subito la cancellazione della squadra di calcio perché il presidente ha deciso di non pagare gli stipendi e non rispettare le scadenze federali.

E allora sì, caro presidente Massimo Cellino, le imprecazioni non sono mancate quando 114 anni di storia sono andati in fumo. Ma Brescia è la città che in tempo di Covid ha raccolto 19 milioni di euro per aiutare chi soffriva.

E che oggi ha sottoscritto 5.600 abbonamenti, quella che porta 8mila spettatori alle partite di serie C, quella di 60 imprenditori che hanno raccolto la sfida-progetto di Giuseppe Pasini, quella che ora sogna il ritorno nel calcio che conta. Per uscire davvero dalla mediocrità. Brescia è malvagia e maligna? Questa è l’unica bestemmia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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