L’adulto che non vorrei essere

Pietro ha 13 anni e un carattere puntuto. Un giorno, a tavola, quando ha circa dieci anni, suo padre gli rimprovera di aver parlato a bocca piena, ma nemmeno dieci minuti dopo è il padre stesso a prendere la parola mentre mastica il boccone. Pietro finisce il pranzo e poi va in camera sua, prende un post-it giallo e scrive «o parli o mastichi», poi lo attacca al muro davanti alla propria scrivania. I genitori lo notano e gli chiedono ragione di quel biglietto. Pietro risponde: «Sono le regole che valgono per me, ma non per il resto della famiglia».
Era stata una bella provocazione, anzi l’inizio di una lunga provocazione. Pietro infatti, continua a notare le incongruenze tra ciò che gli veniva chiesto da chi poi per primo disattende la regola. La parete davanti alla sua scrivania si affolla di segnalazioni da «Appaia i calzini» a «Lavati i denti prima di andare a dormire», da «Vai a messa» a «Prepara la sera quello che ti serve la mattina», da «Se lo prometti, lo fai» a «Non dire le parolacce». A leggerli tutti, sapendo che ciascuno di quegli appunti è stato rilevato durante una violazione del principio, c’è da sentirsi comodamente a casa.
Poi, circa un anno fa, i post-it hanno cambiato colore e misura. Sono diventati azzurri e più piccoli. «Dovevano starcene di più» è la motivazione di Pietro. E non è l’unica: è cambiato il contenuto. Per esempio, su uno si legge: «Chi picchia per primo picchia due volte» e su un altro «Negare tutto, negare sempre». Ho citato questi due perché sono quelli che hanno fatto scattare l’allarme nella testa dei genitori di Pietro, che da principio sono sbottati: «Queste cose non le hai sentite in casa. Certe idee non te le abbiamo messe in testa noi!».
E Pietro lo ammette: non sono stati mamma e papà a ispirarlo. Loro erano quelli dei post-it gialli. Ma adesso lui sta crescendo, frequenta sempre di più luoghi dove incontra gente diversa e ascolta podcast, guarda video, segue quel mondo che è chiuso in percorsi della rete che agli occhi di molti adulti in pratica non esistono. Ha sempre orecchie ben aperte e pensiero attivo e così quei quadratini di carta azzurra sono dei segnali di pericolo: «Sono l’adulto che non voglio diventare». Frase nella quale leggo anche l’eco di qualcosa del tipo «È il futuro che non voglio» oppure «È l’ambiente al quale voglio restare estraneo».
Quell’elenco sarebbe da trascrivere e da usare come una griglia da compilare per un’autocritica della vita adulta, domandandosi voce per voce: «Lo dico? Lo faccio?». Poi magari non cambiamo, ma giusto per farci sopra una pensata. E poi potrebbe sempre essere uno spunto stimolante attaccare anche noi dei bigliettini, per esempio alla portiera del frigo, per monitorare chi frequentiamo e che aria umana respiriamo. Chissà quanto ci sorprenderebbe la nostra vita in giallo e azzurro scritta a penna. Io provo. Mi preoccupa però che Pietro abbia finito la parete e stia cominciando con gli sportelli dell’armadio.
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