Economia

Sfida reshoring alla lombarda: «Torni l’intera linea produttiva»

Niccolò Rubeis
Guidesi: «Da noi non si è delocalizzato, ma puntato sull’internazionalizzazione. Necessario recuperare i singoli tasselli»
L'assessore regionale Guido Guidesi - © www.giornaledibrescia.it
L'assessore regionale Guido Guidesi - © www.giornaledibrescia.it
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«I lombardi in Lombardia rimangono, anzi si ampliano e continuano ad investire», semmai la sfida «è riportare qui quelle produzioni che ora vengono fatte in altre parti nel mondo». Parlando di reshoring, e quindi del rientro in Lombardia di quegli imprenditori che sono andati all'estero, l'assessore regionale allo Sviluppo Economico Guido Guidesi non ha dubbi. Può essere un’opportunità «anche se le nostre imprese nello scorso decennio non hanno delocalizzato ma hanno internazionalizzato». E questo fa sì che «il nostro potenziale di reshoring è quasi totalmente su parti di linea produttiva».

Guidesi, ci spieghi meglio.

«A differenze delle multinazionali estere, le imprese lombarde negli ultimi anni si sono internazionalizzate, senza delocalizzare. Il reshoring riguarda quasi interamente la componentistica, per esempio, di un prodotto che poi viene assemblato in Lombardia. Per questo serve riportare quelle produzioni che prima si facevano in regione».

Il reshoring potrebbe favorire i fornitori lombardi?

«No, le materie prime sono allocate morfologicamente, lo dimostra l’ultimo intervento del governo nel tentativo di riaprire alcune miniere o alcuni giacimenti. Quello che noi possiamo, dobbiamo e stiamo facendo è riportare, attraverso la chimica e l’innovazione tecnologica, i beni usati a materia prima in processi di economia circolare. In questo siamo bravi, ma devono lasciarci lavorare in piena neutralità tecnologica».

Cosa si sente di dire ai lombardi che hanno deciso di investire all'estero?

«Che qui è possibile trovare tutto ciò di cui hanno bisogno. Il vantaggio che offriamo è la possibilità di avere tutto a disposizione per anticipare i concorrenti sul mercato internazionale: dalla formazione alla ricerca passando per la supply chain. È pur vero che su produzioni poco qualificate costi energetici e tempistiche burocratiche non ci rendono appetibili. Per questo puntiamo su innovazione e produzioni di alto livello».

Ma allora perché le imprese vanno all'estero?

«Guardi che da noi si sono solo spostati coloro i quali erano multinazionali con sede all’estero legate alla sola economicità finanziaria. I lombardi rimangono qui e continuano a investire. Poi fortunatamente lo fanno anche all’estero. Siamo la regione più attrattiva per gli investimenti esteri e lo saremo ancora di più quando, come Regione, presenteremo il nuovo piano di attrattività degli investimenti esteri».

All'estero i competitor hanno però maggiore capacità decisionale. Si ritorna al tema dell'autonomia...

«Ineludibile, su reshoring e attrattività. Se un’azienda canadese o australiana decide di aprire una propria unità produttiva in Europa noi ci giochiamo la partita offrendo una filiera completa e sinergica. Ma non abbiamo leva fiscale, a differenza di altre regioni europee, e sui tempi autorizzativi tanto dipende da Roma».

E questo avvantaggia gli altri.

«Come i Land tedeschi e le regioni spagnole che godono di maggiore competenza e risorse. Anche per questo l’autonomia regionale è fattore di competitività e non di ideologia. Senza l’autonomia tra qualche anno l’Italia dovrà cercarsi qualche altra regione che faccia da locomotiva ma io non vedo candidati... Noi vogliamo continuare a tirare il carro ma ci devono mettere nelle condizioni di farlo».

La maggioranza europea è rimasta praticamente la stessa. Quali sono i rischi per la nostra industria?

«La deindustrializazzione. E non esagero. Sull’automotive oramai è evidente a tutti che il mercato abbia certificato ciò che noi diciamo da tre anni: suicidio economico europeo a vantaggio dei cinesi. la mia sintesi è che l'Ue dovrebbe dire: caro cittadino europeo, muoviti come vuoi purché non inquini. Semplice, pragmatico ed equo. L'Europa ha bisogno di produttori. Senza, non potrà esserci né competitività né crescita economica e progresso sociale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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