Opinioni

Italia al bivio, tra la crescita zero e le criticità dell’Ue

L’Istat ha reso note le stime preliminari della crescita nel 2024: il dato (+0,5%) è la metà di quanto previsto dal Governo nel Documento programmatico di bilancio di ottobre
Le prospettive della crescita italiana vedono un Pil sullo zero
Le prospettive della crescita italiana vedono un Pil sullo zero
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L’Italia è ferma. Stiamo parlando dell’economia; due giorni fa, l’Istat ha reso note le stime preliminari della crescita nel 2024: il dato (+0,5%) è la metà di quanto previsto dal Governo nel Documento programmatico di bilancio di ottobre (+1%). Nei mesi successivi, centri previsivi indipendenti avevano via via abbassato le stime di crescita.

L’ultima stima, risalente a due settimane fa, era quella del Fondo monetario internazionale (Fmi), che indicava un +0,6% per l’anno appena finito. La realtà è invece, secondo le stime Istat, ancor più spiacevole.

Il problema maggiore è che la crescita si è progressivamente abbassata in corso d’anno. Infatti i dati trimestrali evidenziano che essa è stata nulla sia nel terzo che nel quarto trimestre. In questo senso, si può affermare che l’Italia è ferma: da una crescita dello «zero virgola» (una realtà già nota da alcuni mesi) siamo arrivati allo zero tondo. Né ci può consolare che altri grandi paesi europei siano in condizioni finanche peggiori: nell’ultimo trimestre abbiamo avuto (secondo l’Eurostat) -0,1% in Francia e -0,2% in Germania; solo Spagna, Portogallo e pochi altri Paesi hanno confermato un maggior dinamismo, cosicché per l’intera Eurozona il Pil è stato stazionario, come in Italia.

Lo zero tondo dell’ultimo trimestre italiano deriva da una variazione leggermente positiva del valore aggiunto nell’industria (grazie all’export che al momento tiene ed agli investimenti del Pnrr ancora in corso) e leggermente negativa nei servizi (oltre che in agricoltura). Pare che il turismo, che aveva «tenuto in piedi» l’economia nella parte centrale dell’anno, abbia ceduto nei mesi finali.

La crescita nulla, che potrebbe divenire leggermente positiva nei prossimi mesi (vedi le stime del Fmi per il 2025), sarà comunque significativamente inferiore alle previsioni del Governo, rendendo anche più arduo il raggiungimento degli obiettivi di bilancio riguardo al disavanzo ed al debito; minor crescita significa minor gettito d’imposta e maggiori spese o trasferimenti, come la Cig (le cui ore autorizzate erano già molto aumentate nel 2024). Gli spazi di manovra del Governo per rafforzare la crescita si stanno riducendo (anche perché non si vuole condurre una lotta più serrata all’evasione fiscale o rinunciare a progetti in opere pubbliche non strettamente necessarie).

Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti © www.giornaledibrescia.it
Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti © www.giornaledibrescia.it

A livello europeo, l’unica manovra prontamente attuabile è quella monetaria. In effetti, proprio nella riunione di giovedì, la Bce ha abbassato un’altra volta (la quinta dal giugno scorso) i tassi d’interesse, di un quarto di punto (-0,25%). È significativo che questa decisione sia stata presa all’unanimità, come sottolineato dalla Presidente Lagarde. Da notare che, mentre la Bce abbassa i tassi, la Fed negli Stati Uniti procede con più gradualità: nell’ultima riunione non ha variato il suo tasso di policy, che è ora significativamente (1,5%) più alto rispetto all’area euro; un altro motivo, questo, dell’attuale forza del dollaro.

Riguardo alle altre politiche europee, l’impressione è che ci si muova con estrema lentezza – anche dovuta alle non omogenee visioni dei Paesi UE – nonostante le enormi sfide poste dalla nuova realtà geopolitica mondiale (si pensi solo alle minacce di Trump).

Le ultime raccomandazioni, contenute nella «bussola per la competitività» presentata dalla Commissione europea questa settimana, auspicano riforme per colmare il divario di innovazione, semplificazioni delle normative e riduzione degli ostacoli al mercato unico, anche perseguendo una «unione dei risparmi e degli investimenti». Azioni certamente utili, se concretizzate in tempi rapidi, ma insufficienti – da sole – per tenere il passo con Cina, Usa ed altre potenze economiche, in un mondo caratterizzato da sfide tecnologiche incessanti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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