Opinioni

Israele, il voto senza vincitori con gli arabi esclusi dal potere

Urne aperte il 27 ottobre. Netanyahu e il fronte delle opposizioni sono a caccia dei 61 seggi necessari per governare. I sondaggi delineano un equilibrio incerto e sul Paese incombe il rischio di uno stallo politico
Paolo Valenti

Paolo Valenti

Editorialista

Una bandiera israeliana - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Una bandiera israeliana - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Sette milioni e 300mila di elettori, 38 partiti, 120 posti da spartirsi alla Knesset, il parlamento monocamerale dello Stato ebraico. L’aritmetica che deciderà l’esito delle elezioni israeliane del 27 ottobre si gioca su molte variabili e poche, semplici regole: un turno a scrutinio proporzionale puro, collegio unico e soglia di sbarramento al 3,25%. Governa la coalizione che conquista almeno 61 seggi, la metà più uno. L’esito, però, è tutt’altro che scontato: ad oggi, stando ai sondaggi, nessuno dei due blocchi principali riuscirebbe a centrare l’obiettivo con le proprie forze.

Mancano una decina di seggi alla coalizione guidata dal primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, che cerca il quarto mandato. Il Likud, il partito nazionalista che presiede ininterrottamente dal 2005 e che oggi è la prima forza in parlamento con 32 seggi, è dato in forte calo e potrebbe vedere la sua pattuglia ridotta di un terzo. Lo affiancano i partiti religiosi Shas e Ebraismo unito della Torah, che in cambio del proprio sostegno chiedono a Netanyahu di garantire agli ultraortodossi l’esenzione dal servizio militare.

Agli estremi dello schieramento ci sono infine i due partiti dell’ultradestra messianica, che a differenza delle elezioni del 2022 correranno separati: Sionismo religioso, del ministro delle finanze Bezalel Smotrich, e Potere ebraico, del ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir. Alleato turbolento, quest’ultimo: ancor prima del voto chiede a Netanyahu il posto di ministro della difesa in caso di vittoria e, di fronte al suo rifiuto, denuncia un presunto accordo sottobanco tra il premier e il leader dell’opposizione Gadi Eisenkot.

Quest’ultimo, ex generale dell’esercito, guida il blocco anti-Netanyahu e il partito che ha fondato un anno fa, Yashar, è dato in testa ai sondaggi. Non si tratta di sinistra: Eisenkot contesta l’integrità del primo ministro uscente e considera le sue guerre fallimentari, ma le sue posizioni, specie su Gaza, Cisgiordania, Iran e Libano, sono spesso sovrapponibili a quelle della destra nazionalista. A completare la coalizione sono Beyachad («Insieme»), il nuovo partito centrista fondato dagli ex premier Naftali Bennet e Yair Lapid, Israel Beitenu, formazione nazionalista riferimento della comunità ebraica russofona, e i Democratici, eredi dei laburisti, gli unici a sostenere il progetto di uno Stato palestinese. Nemmeno questa variegata coalizione, seppur data in vantaggio, riuscirebbe a raggiungere la maggioranza assoluta alla Knesset.

I seggi che mancano a entrambe le coalizioni per arrivare al fatidici 61 saranno occupati dai partiti arabi, che rappresentano gli interessi degli oltre 2 milioni di palestinesi con cittadinanza israeliana. Come successo altre volte in passato, la Commissione elettorale centrale, la cui composizione riflette quella della Knesset e pende quindi in favore di Netanyahu, ha cercato di escludere queste liste dalle elezioni del 27 ottobre, tentativo bloccato dalla Corte suprema.

Le forze arabe, contrarie all’occupazione e alla colonizzazione in Cisgiordania e favorevoli alla creazione di uno stato palestinese indipendente, hanno dichiarato di essere pronte a sostenere un governo alternativo a quello di Netanyahu. Tutte le forze di opposizione ad eccezione dei Democratici, però, hanno declinato l’offerta, temendo di perdere il sostegno dell’elettorato più ostile alle rivendicazioni palestinesi.

Così, lo scenario più probabile che si prospetta all’indomani del voto è quello di uno stallo: due poli senza maggioranza e una stampella che nessuno vuole prendere in mano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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