L’interesse nazionale come bussola politica

Nessuna novità dalla tradizionale conferenza stampa di Giorgia Meloni, un penultimo appuntamento della legislatura che la premier intende completare per stabilire il record di durata
Giorgia Meloni durante la conferenza di inizio anno - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni durante la conferenza di inizio anno - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
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Nessuna particolare novità dalla tradizionale conferenza stampa della presidente del Consiglio, non nei toni, non nell’approccio, non negli scenari: business as usual, si potrebbe dire con una formula americana. Penultimo appuntamento di questa legislatura che, ha ribadito, intende completare, così da stabilire il record di durata.

In vista di questo traguardo si tratta di passare attraverso il referendum sulla riforma della magistratura e la nuova legge elettorale, due scadenze che ha chiaramente messo in calendario. Scadenze di fatto propedeutiche alla questione speculare alla comunicazione politica della premier, comunicazione come sempre capace.

Vale a dire l’individuazione, che potrebbe diventare cogente se lo richiederà la nuova legge elettorale, della figura guida della coalizione alternativa al centrodestra di governo. Guardando Meloni destreggiarsi tra la quarantina di domande baluginava l’immagine della sindaca di Genova. Ma si tratta appunto di congetture, come sui possibili scenari quirinalizi per la stessa Giorgia Meloni.

Temi che animeranno, tra i tanti, scenari e retroscena di quest’anno appena iniziato. Mentre sono sempre in evidenza le questioni sociali, concrete, rilevanti e urgenti, che sembra però si trascinino, pensioni, immigrazione (ed emigrazione), sicurezza, politiche familiari, fino al suicidio assistito.

Ma le questioni domestiche, ovvero nazionali, che incontriamo tutti i giorni, solamente uscendo di casa, oggi restano sullo sfondo, rispetto al guazzabuglio della politica internazionale. Cioè alla questione della pace e della guerra. Che peraltro, lo ha riconosciuto Meloni, ha nel Presidente della Repubblica un saldo presidio.

Certo il quadro italiano è quello che un tempo in Francia si definiva di «coabitazione», il Colle e Palazzo Chigi non sono sulle stesse posizioni, tuttavia «cerchiamo sempre soluzioni e le abbiamo sempre trovate».

E questo vale in particolare relativamente all’importanza del ruolo di Mattarella «quando si tratta di difendere l’interesse nazionale». Che poi è il vero punto. Nel mondo di oggi senza rete questa può essere una bussola. L’interesse nazionale affermato nei termini costituzionali, ovvero nel senso della democrazia e delle istituzioni multilivello: come appunto declinarlo per l’Italia?

In diversi e concentrici scenari: l’Unione Europea, l’Europa estesa, con la necessità comunque di rapportarsi con la Russia, lo spazio Nato con la Groenlandia ben piantata in mezzo, lo spazio mediterraneo e africano, da Gaza al Piano Mattei. Affrontare in modo maturo questi temi (pure divisivi) e trovare il necessario consenso sull’interesse nazionale è il compito più urgente per la politica e le istituzioni nel breve spazio di questo fine legislatura, già dei prossimi mesi: in politica internazionale non si può solo essere tifosi, nelle opposte gradinate.

Certamente uno Stato come l’Italia non può fare tutto, ma può esserci, con una postura innovativa, proprio perché ci stiamo avventurando in tempi nuovi e molto, molto complicati. Ma questo richiede dibattito pubblico ampio, di cui purtroppo dobbiamo ancora una volta certificare l’estrema difficoltà. Dunque business as usual solo in apparenza: tutto come al solito, ordinaria amministrazione? Solo in apparenza.

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