Nel corso di un procedimento penale pendente dinanzi alla Procura della Repubblica di Perugia, è emerso che per oltre sei mesi i colloqui tra detenuti e difensori svolti nelle sale visita della casa circondariale «Capanne» sarebbero stati sistematicamente captati e registrati. Il provvedimento autorizzativo del giudice riguardava esclusivamente le conversazioni tra un singolo difensore – a sua volta indagato – e il proprio assistito. In concreto, però, le operazioni avrebbero coinvolto anche i colloqui di almeno quindici avvocati del tutto estranei all’indagine.

Le registrazioni, nelle quali venivano inevitabilmente trattate strategie difensive e informazioni riservate, non sarebbero state distrutte come previsto dalla legge, ma inserite nel fascicolo investigativo e messe a disposizione delle parti. Tra i colloqui intercettati figurerebbe anche quello di un imputato coinvolto nello stesso procedimento seguito dal magistrato che aveva disposto l’autorizzazione originaria, con il risultato che la pubblica accusa sarebbe venuta a conoscenza anticipata di elementi rilevanti per la strategia difensiva.
Sulla vicenda è intervenuta la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane, che con delibera del 22 maggio 2026 ha proclamato cinque giorni di astensione dalle udienze, da lunedì 8 a venerdì 12 giugno, per segnalare la gravità dei fatti. L’astensione non è una protesta corporativa, ma un segnale rivolto alle istituzioni e all’opinione pubblica. Quando l’avvocatura penalista sospende l’attività, non sono in gioco interessi di categoria, ma la tenuta delle garanzie costituzionali, a partire dal diritto di difesa.
Al centro della vicenda vi è la riservatezza del colloquio tra avvocato e assistito, condizione essenziale perché il diritto di difesa non resti una garanzia solo formale. Senza questa protezione, il rapporto difensivo perde effettività e si indebolisce uno dei cardini del processo penale. Il caso riporta l’attenzione sul rischio di una progressiva torsione del processo penale, sempre più orientato all’efficienza investigativa a scapito delle garanzie. In questa prospettiva, le regole poste a tutela della difesa tendono a essere percepite come ostacoli, anziché come limiti necessari del potere punitivo.
La compressione del diritto di difesa altera l’equilibrio del processo e incide sul rapporto tra cittadino e autorità: non è solo la posizione dell’imputato a risentirne, ma la tenuta complessiva del sistema. In questo quadro, l’astensione assume un significato che va oltre il caso concreto: è un richiamo affinché il processo penale non venga guidato da logiche emergenziali o securitarie, ma resti ancorato ai principi di imparzialità, proporzione e rispetto dei diritti fondamentali. La giustizia, per restare tale, non può prescindere dalle sue garanzie: solo il rispetto rigoroso delle regole del processo consente di distinguere l’esercizio legittimo della giurisdizione dall’arbitrio del potere.



