Opinioni

Il rilancio europeo passa dall’automotive

Uno dei passaggi strategici del Rapporto Draghi sulla competitività europea riguarda proprio l’auto e gli errori commessi nel passaggio all’elettrico per «uscire» dai motori endotermici entro il 2035
Luciano Pilotti

Luciano Pilotti

Editorialista

Un automobile in fase di costruzione - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un automobile in fase di costruzione - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il Rapporto Draghi per rilanciare l’Unione Europea nei prossimi 5-7 anni va nella direzione di un rafforzamento dell’integrazione e dell’unità (chiaramente oltre l’unanimità con un voto a maggioranza) con una appropriata politica industriale anche per rispondere alla dilagante politica di insicurezza globale connettendo politiche economiche, sociali e di difesa nella sostenibilità.

Come? Conquistando maggiori livelli di autonomia strategica in un quadro multilaterale e utilizzando il «debito comune» (eurobond) ma triplicando il troppo limitato budget attuale fino ad un nuovo Piano Marshall da 800 miliardi di euro/anno per rilanciare crescita e produttività con un aumento degli investimenti del 5% del PIL e poter competere con i giganti a Est (Cina e India) e a Ovest (USA) nell’accoppiamento di decarbonizzazione e digitalizzazione a partire dalle correzioni sul piano per l’auto. Uno dei passaggi strategici del Rapporto Draghi sulla competitività europea riguarda proprio l’auto e gli errori commessi nel passaggio all’elettrico per «uscire» dai motori endotermici entro il 2035.

Uno dei passaggi strategici del Rapporto Draghi sulla competitività europea riguarda proprio l’auto e gli errori commessi nel passaggio all’elettrico per «uscire» dai motori endotermici entro il 2035. Segnalando come il settore automotive è l’esempio sia della mancanza di una pianificazione europea in questo campo strategico da parte dell’Unione e della applicazione di una politica climatica che non tiene conto di una politica industriale.

Cinque i punti chiave da considerare: A – riduzione del gap innovativo e rinforzo strategico delle competenze utili e necessarie; B –  integrazione tra politiche di decarbonizzazione e crescita competitiva; C –  aumento della sicurezza e riduzione della dipendenza strategica; D –sostegno del piano di investimenti con appropriati strumenti di finanziamento; E – potenziamento dei meccanismi di governance.

Punto nodale del rapporto connesso al rilancio dell’automotive riguarda l’incoerenza tra la traiettoria di decarbonizzazione e gli strumenti legislativi e il pacchetto di obiettivi per la filiera dell’auto e che attiene al faro strategico della neutralità tecnologica (Nt) verso l’obiettivo al 2035 di eliminazione dei motori endotermici per sostituirli con quelli elettrici, dove tuttavia è mancata la spinta per trasformare in sincrono la complessa catena di fornitura.

Per esempio, la Commissione ha costruito una Alleanza Europea per le Batterie Elettriche ma si è fatto troppo poco per diffondere l’infrastruttura delle ricariche senza le quali il mercato non potrà allargarsi. Così come si è fatto poco su modelli meno costosi e popolari e su nuovi modelli di business per giovani che non acquistano l’auto da inserire in nuovi piani di mobilità integrata pubblica-privata (urbana-extra/urbana).

Serve rilanciare il Piano Auto – secondo Draghi – nel breve termine evitando delocalizzazioni radicali della manifattura e la rapida acquisizione di aziende da parte di produttori esteri a questo scopo sovvenzionati dai loro Stati e in questo senso una equilibrata politica di dazi (realistici e sostenibili) potrebbe «livellare il campo di gioco» e dare robustezza eco-sistemica ad efficienza e competitività accrescendo i livelli di produttività e spingendo l’innovazione condivisa. Mentre nel lungo termine, si tratta di dare coerenza ad un Piano Industriale Continentale che metta a valore la doppia triangolazione di convergenza orizzontale tra elettrificazione, digitalizzazione e circolarità da accoppiare alla convergenza verticale di piano per le materie prime critiche (piano per terre rare già avviato e rete delle rinnovabili), produzione concentrata di batterie in uno o due siti europei (già in corso), integrazione delle infrastrutture di trasporto e reti di ricarica nel complesso eco-sistema dell’automotive europeo.

Valorizzando in questa direzione la reticolarizzazione dei territori vocati al manifatturiero automotive integrandoli con territori multi-distrettuali di servizi (manifatturieri e di serviticing) trasversali dalla robotica all’automazione industriale al software applicato e alla sicurezza e ai nuovi materiali entro un quadro circolare e a basse emissioni. Favorendo legami e alleanze (tecno-commerciali) tra campioni europei (da definire e rinforzare) e sistemi di Pmi regionali e/o multi-distrettuali da qualificare con una manifattura avanzata, digitalizzata, sostenibile e reticolarizzata.

La leva energetica per contenere i costi è da razionalizzare con un quadro normativo equilibrato, flessibile e coerente con lo sviluppo infrastrutturale da una parte e dall’altra con reti di Ricerca e Sviluppo e centri di ricerca universitari (pubblici e privati) reputati per sviluppare lavoro e formazione qualificata e capaci di favorire ibridazione e contaminazione intersettoriale con traiettorie di interdisciplinarietà e trans-disciplinarietà in particolare con l’Ai e gli impatti con la «guida autonoma» (e che coinvolge BigTech) a sostegno di una nuova prosperità condivisa e sostenibile nel quadro del Modello Sociale Europeo che possa peraltro favorire nuove alleanze strategiche tra i grandi player europei per esempio nel segmento strategico di veicoli elettrici piccoli e accessibili sotto i 18-20mila euro, ma anche di veicoli urbani multifunzione (accessibili con piani di affitto breve e lungo) da attivare entro un quadro di multi-modalità.

Perché va tenuto conto anche dei cambiamenti ai quali è sottoposto il grande mondo dell’automotive dal punto di vista dei consumi e di rapporto con l’auto da parte delle Gen Z e Y o dei Millennials abituati a muoversi con mezzi molteplici, pubblici e privati su brevi e lunghe distanze e che sembrano distanti dall’obiettivo di acquisto dell’auto come priorità e che spiega in parte la caduta dei mercati dell’auto degli ultimi 20 anni e certamente quella degli ultimi anni post-Covid.

Un Piano Industriale dell’Automotive dunque al servizio di una Europa più competitiva, resiliente, sostenibile, inclusiva e accessibile che possa equilibrare esigenze di sostenibilità ambientale e riconversione degli impatti occupazionali con un maggior grado di indipendenza strategica nella eco-manifattura digitale di cui Brescia rappresenta un nodo strategico fondamentale e che va rinforzato nel quadro di una sostanziale neutralità tecnologica. È infatti chiaro che la manifattura europea non può fare a meno dell’automotive e dell’elettrico neppure perché in quei cannocchiali e microscopi si può esplorare il futuro della sua competitività.

Luciano Pilotti – Dipartimento di Scienze e politiche ambientali, Università Studi Milano

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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