L’Ice è il volto violento della presidenza di Donald Trump

La domanda, inevitabile, è se il presidente americano e i suoi siano destinati a pagare un prezzo politico, e – in prospettiva – elettorale, per quanto sta avvenendo
Un agente della Border patrol a Minneapolis - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un agente della Border patrol a Minneapolis - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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«È incredibile, potrei stare in mezzo alla Quinta Strada e sparare a qualcuno, e non perderei nemmeno un elettore». Così disse Donald Trump nel 2016, alla vigilia dei caucus dell’Iowa, sorpreso egli stesso dai sondaggi (e dimostrando di non avere poi questa grande opinione dei suoi sostenitori). Dieci anni più tardi si sta in una certa misura testando questo assunto.

Nell’aggressiva azione dell’Ice – l’agenzia federale responsabile per l’immigrazione ai cui agenti l’amministrazione sta dando carta bianca e garanzia di assoluta immunità – converge una miscela tragica e ingestibile di esaltazione politica e ideologica, incompetenza, dilettantismo e culto della violenza. Lo abbiamo visto a Minneapolis il 7 gennaio scorso, nell’omicidio di Renée Good, la donna al volante della sua auto freddata da un agente dell’Ice con tre colpi di pistola; lo abbiamo rivisto due giorni fa con l’esecuzione del povero Alex Pretti.

Assassini, questi, documentati da numerosi filmati e corroborati da molteplici testimonianze. Che smentiscono in modo inequivoco le sconcertanti dichiarazioni immediatamente giunte dai vertici dell’amministrazione, a partire dalla segretaria del dipartimento della Homeland Security, Kristi Noem. Bugie, queste, atte a sostenere che gli agenti abbiano agito per autodifesa e che Good e Pretti fossero dei pericolosi «terroristi interni». E finalizzate a giustificare la mancata attivazione di una procedura – la sospensione degli agenti e l’avvio di una rigorosa indagine sull’accaduto – che qualsiasi amministrazione, a prescindere dal suo colore politico, avrebbe dovuto immediatamente attivare.

La domanda, inevitabile, è se Trump e i suoi siano destinati a pagare un prezzo politico e, in prospettiva, elettorale per quanto sta avvenendo. Per questa gestione irresponsabile del dossier immigrazione; per atteggiamenti e pratiche che disvelano in modo eclatante, e forse deliberato, il volto violento e autoritario di questa amministrazione. Alcuni membri repubblicani del Congresso prendono per la prima volta le distanze da Trump; pur con mille cautele invitano a sospendere le operazioni dell’Ice a Minneapolis, chiedono a Noem di riferire davanti alle commissioni competenti di Camera e Senato, sollecitano un’inchiesta più approfondita. Altrettanto fanno organi di stampa vicini (o non ostili) a Trump e ai repubblicani, come il «New York Post» o il «Wall Street Journal».

Il «Washington Post», che su pressioni del suo proprietario Jeff Bezos non si era schierato nella campagna elettorale di un anno fa, definisce un «fallimento politico e morale» la campagna di arresti ed espulsioni dell’Ice e chiede al Congresso d’intervenire per porvi fine. I sondaggi evidenziano la decrescente popolarità di Trump e delle sue politiche incluse quelle, relative all’immigrazione, sulle quali ha costruito le sue fortune elettorali.

L'Ice arresta una donna a Minneapolis - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
L'Ice arresta una donna a Minneapolis - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Più del 60% degli intervistati ritiene che Ice stia eccedendo nell’uso della violenza; la percentuale di chi condivide la gestione di Trump dell’immigrazione è scesa di dieci/quindici punti in un anno; il tasso di approvazione dell’operato del presidente è tra i più bassi di sempre, attorno al 35/40%.

Tutto ciò indica una chiara difficoltà politica per Trump, acuita anche dal limitato sostegno pubblico alla sua campagna per l’annessione della Groenlandia o dal diffuso pessimismo che rivelano i dati sulle aspettative dei consumatori. Mostra, però, anche la profondità della polarizzazione in atto nel paese e la disponibilità di una fetta ampia e maggioritaria dell’elettorato repubblicano a sostenere anche le politiche più radicali e violente dell’amministrazione: ad apprezzarne, o quantomeno accettarne, il disegno autoritario.

Gli stessi sondaggi indicano infatti come larghe maggioranze di questo elettorato credano alle bugie patenti di Noem e ritengano che la risposta dell’Ice, e gli omicidi di Good e Pretti, sia stata una tragica necessità. Come aveva in fondo preconizzato Donald Trump dieci anni fa.

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