Opinioni

I politici italiani e quel Grande Fratello in scena ogni giorno

Ricorrente è la tentazione di chiudere i politici in una stanza, per costringerli a mettersi d’accordo, magari razionando i viveri
Il logo del Grande Fratello
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L’idea non è originalissima. Ricorrente è la tentazione di chiudere i politici in una stanza, per costringerli a mettersi d’accordo, magari razionando i viveri come avevano fatto una volta con i cardinali che non riuscivano ad eleggere il Papa.

Non è quindi un caso se il primo esperimento del genere, in Belgio, nel 2024, lo avevano chiamato «Il Conclave». Ora ci hanno riprovato in Danimarca, dove hanno allestito una sorta di Grande Fratello dei politici. Per 24 ore i leader dei 12 partiti che hanno seggi in parlamento hanno vissuto insieme, per un reality show al quale ha partecipato anche la premier Mette Frederiksen, che nel frattempo aveva anche convocato le elezioni anticipate.

Per la cronaca: ha mantenuto la maggioranza relativa, ma è in calo di consensi e non si sa ancora come farà a mettere insieme un governo. I danesi sono più didascalici dei belgi e lo show lo hanno intitolato «Hojskolen», come da loro si chiamano le scuole per adulti. Un po’ tribuna politica e un po’ intrattenimento: niente smartphone, niente spin doctor e supporter, per una giornata iniziata con la colazione insieme e continuata condividendo il tempo e gli spazi. Hanno cantato, hanno chiacchierato del più e del meno, hanno dichiarato le loro intenzioni entrando nell’ineludibile «confessionale». Ma alla fine, di tutto quanto sembra sia rimasta solo una gustosa diatriba attorno agli «spaghetti alla bolognese», un piatto di fantasiosa cucina italiana che pare esista solo in Danimarca. E dire che di problemi da affrontare ne avrebbero avuti, a cominciare da Trump e la Groenlandia, dall’Europa e la Nato. Anche quella diventata virale sui social però non era una divagazione culinaria, ma un modo per richiamare uno dei tempi spinosi della politica lassù (e non solo): il controllo dell’inflazione affinché - hanno promesso i socialdemocratici - «tutti possano permettersi un piatto di spaghetti alla bolognese».

E se provassimo a farlo anche in Italia, con i leader di casa nostra? Il problema non sarebbe il numero, perché la Danimarca con i suoi quattro milioni e 317mila elettori, ha ben 12 partiti, mentre noi italiani, con cinquanta milioni, abbiamo «solo» otto partiti in Parlamento. Ma già avremmo problemi a scegliere il canale televisivo: a pagamento o generalista? La Rai con Bruno Vespa, Mediaset con Mario Giordano, o La7 con Enrico Mentana in maratona o Lilli Gruber in punta di tacchi? A nessuno venga in mente Signorini...

Cosa potrebbero dirsi, in una giornata intera, i leader della politica italiana? Forse avrebbero persino problemi a stare nella stessa stanza e le inventerebbero tutte per evitarsi: il Capitano Salvini con in generale Vannacci, Calenda con Renzi, anche Elly Schlein e Giuseppe Conte se è la giornata giusta. Hanno voglia Antonio Tajani e Maurizio Lupi di gettare acqua sul fuoco. Lupi, poi, come fa a distinguersi nelle sfumature: mai troppo zelo per noi moderati. Intanto Tajani, perplesso, avrebbe la testa altrove, a chiedersi cosa mai pretenda Marina Berlusconi, ma non potrebbe certo dirlo. Chi beve un caffè con Calenda se è in modalità malmostoso? Mentre l’incontenibile Renzi punge chi gli capita a tiro, spiegando che lui ha già fatto tutto prima di tutti. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni vengono tutti e due? Due poltroncine o un divano insieme? Alle loro spalle Riccardo Magi, cercherebbe di smarcarsi, contento di avere, per una volta, uno spazio suo e non solo mezza frase al Tg. Chi rappresenta il Gruppo misto, quel nido confortevole per politici mentre cambiano casacca? E chi convince Giorgia Meloni a partecipare? A spiegarle che non se la potrà cavare con un video autoprodotto, che non avrà una velina del sottosegretario Fazzolari o un reel d’appoggio di Fedez. Elly Schlein senza il fiato sul collo dei leader delle correnti a darle suggerimenti sperando che sbagli, forse non avrà un campo largo ma neppure un salotto troppo stretto. E Giuseppe Conte di sicuro starà attento a non darle troppa confidenza, dipende se è il giorno che vanno bene le primarie o quello del Movimento che va da solo.

Anche i nostri eviterebbero temi complessi, perché una giornata è lunga e non la si può chiudere con un post. Salvini senza TikTok non regge. Più probabile che la Schlein e Meloni condividano consigli sulle armocromie, per scoprirsi ugualmente ostili alle gonne. Se si parla di cucina, c’è sempre la ricetta della nonna da squadernare. I maschi a disquisire su temi unitivi: il pieno di benzina o la volatilità del calcio. Evitare altri sport per non incappare sull’italianità fiscale di Jannik Sinner o i tratti di altri campioni di seconda generazione. Chi lo tiene poi Vannacci? Meno scivoloso lo sci.

La domanda vera, alla fine, riguarda l’audience. Sicuramente alta, perché siamo curiosi e tifosi. Gettiamo almeno un’occhiata al programma, poi magari cambiamo canale, che tanto se succede qualcosa c’è sempre un video da condividere. Un recente sondaggio del Censis ci ha spiegato che il 75% degli italiani non si fida: sospetta dei vicini di casa, dei colleghi, dei compaesani, delle autorità, delle istituzioni... al punto da far sospettare che alla fine gli italiani sospettino di loro stessi. Figurarsi se si fidano dei politici: prevale l’idea che fingono e stanno recitando a soggetto. In fondo, i politici già vivono giornate chiusi nei loro palazzi, anche se si muovono per sciami. In pubblico si scontrano, in privato si incontrano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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