Opinioni

Se è il corpo adolescente il nemico da combattere

L’adolescenza è il tempo del corpo che muta e sconvolge. Un corpo sempre diverso per i protagonisti di quel vertiginoso saliscendi dalle montagne russe che è l’età più incerta e turbolenta della vita
Il corpo adolescente, questo sconosciuto - © www.giornaledibrescia.it
Il corpo adolescente, questo sconosciuto - © www.giornaledibrescia.it
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A volte il web pare il luogo per gioco e divertimento.
È la percezione comune di gran parte di adolescenti e preadolescenti. Essere online per molti di loro vuol dire mettersi in gioco, mostrarsi e diventare visibili, acquisire fisionomia e diventare riconoscibili. Se mi mostro e ho una fisionomia, reale o meno, vuol dire che ci sono ed esisto nel pensiero degli altri. I social offrono l’opportunità di evidenziare le proprie doti e trarne conferme.

L’adolescenza è il tempo del corpo che muta e sconvolge. Un corpo sempre diverso per i protagonisti di quel vertiginoso saliscendi dalle montagne russe che è l’età più incerta e turbolenta della vita. Entrare nella mente adolescente vuol dire tentare di capire maldestramente come un ragazzo o una ragazza in quegli anni vive il suo corpo: provare a sentire quanto il corpo-bambino che diventa altro sia un’esperienza difficile e quasi sempre un percorso doloroso. Sconvolge o spaventa perché non ti fa capire nulla. Ti paralizza piuttosto.

L'adolescenza è una fase di transizione
L'adolescenza è una fase di transizione

Molti adolescenti allora si chiedono: «Dove mi porterà questo corpo nuovo?» Un corpo che si allunga e si allarga, che si deforma e diventa irriconoscibile, è un corpo che fatichi a sentire come amico o compagno di viaggio. In molti casi la convivenza è dolorosa e il male lo senti dentro, sconosciuto ma insistente, o lo vedi riflesso nello specchio deforme o a pezzi.

Crescere può essere pericoloso, perché è un’impresa da affrontare dal mattino al risveglio fino a notte fonda. È la lotta con un nemico sempre in agguato, un felino aggressivo e pericoloso da combattere. La strada più semplice è mortificarlo, negarlo, rifiutarlo, perché fa paura. Anzi angoscia l’idea di cambiare stato e perdere il bambino che stava dentro per trovare l’uomo o la donna senza sapere quanto ci appartengano queste dimensioni, e quanto davvero si voglia diventare aduli e autonomi.

Chi l’ha detto che l’adultità sia una ricerca? Magari è solo un’imposizione o un destino non scelto. Ritrovarsi «grandi» in adolescenza, con un corpo fisico definito, può essere un’esperienza sconvolgente da cui si attivano una quantità di difese perché prevale la necessità di rimanere nella nicchia della propria infanzia.

Il rifiuto del corpo è un’altra fuga, un altro ritiro dal mondo e dagli altri. A volte dalla vita. «Mangio a crepapelle!» dice qualcuno ma «...per poter vomitare tutto, fino in fondo, fino a sentirmi di nuovo libero» o purificata. È un mantra infinito nelle adolescenze faticose, dolenti e che illusoriamente cercano di tenere insieme bulimia e anoressia, pieno e vuoto, vita e morte. E tutto nasce da un corpo adolescente che turba perché chiede visibilità e diventa sociale. Un corpo sessuato, che desidera e pulsa. Un corpo sconosciuto da incontrare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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