Harris-Trump, la sfida è in sette stati

Mancano ormai pochi giorni al 5 novembre, quando gli americani sceglieranno il (o la) loro presidente, oltre a tutta una serie di altre cariche, di ovvia minore importanza, ma tutt’altro che irrilevanti. Sarà molto difficile per i democratici mantenere il controllo del Senato, chiamati come sono a difendere seggi molti complicati, mentre maggiori sono le loro possibilità di riconquistare la Camera.
Quanto alla presidenza, i sondaggi ci indicano una situazione di virtuale parità, con oscillazioni limitatissime e differenze percentuali – a vantaggio di Harris o Trump – che stanno entro i margini di errore.
Election Day is just 26 days away. We are going live across America to get out the vote. Watch now. https://t.co/KljtB1UQhQ
— Kamala Harris (@KamalaHarris) October 10, 2024
Con un sistema anacronistico come quello del Collegio Elettorale, tutto si giocherà in pochissimi Stati, appena sette sui cinquanta della federazione. Questi famosi sette «swing States» sono a loro volta scomponibili in tre grandi aree: il Midwest de-industrializzato (Wisconsin, Michigan e Pennsylvania); un pezzo di Sud economicamente più dinamico (North Carolina e Georgia); e un Sud-ovest (Arizona e Nevada) caratterizzato da alcune peculiarità distintive, su tutte la forte concentrazione della popolazione in alcuni grandi agglomerati metropolitani e suburbani (in Arizona vi sono 15 contee, ma in quella di Maricopa, dove sta Phoenix, risiede più del 60% della popolazione; in Nevada le contee sono 17, ma in quella di Clark - dove sta Las Vegas - vive addirittura il 75% dei residenti dello Stato).
Sono, la densità abitativa e la concentrazione della popolazione, due tra i parametri più importanti per misurare e prevedere le scelte degli elettori. La difformità tra come votano le aree metropolitane/suburbane e quelle exurbane/rurali si è ampliata in modo radicale negli ultimi decenni, con le prime sempre più democratiche e le seconde, invece, repubblicane. Assieme a questo, altri tre indicatori sono fondamentali: istruzione, razza e genere (molto meno importanti sono invece reddito od occupazione).
Chiaramente sovrarappresentati tra gli elettori di Trump sono i maschi, bianchi con bassi livelli di istruzione (nel 2020 questo segmento della popolazione, corrispondente più o meno al 20% dell’elettorato attivo, andò circa 70 a 25 a Trump). Come sovrarappresentate tra chi voterà Harris sono le donne: alcuni sondaggi indicano addirittura uno scarto di 35/40 punti, con Trump destinato a vincere 60 a 40 tra gli elettori e uno rapporto simile a favore di Harris tra le elettrici.
Swing states poll: @realDonaldTrump (R) internal by Fabrizio/McLaughlin
— InteractivePolls (@IAPolls2022) October 10, 2024
Georgia - 🔴 Trump 50-45%
Arizona - 🔴 Trump 49-46%
Nevada - 🔴 Trump 50-47%
Pennsylvania - 🔴 Trump 49-48%
Wisconsin - 🔴 Trump 49-48%
Michigan - 🔴 Trump 49-48%
North Carolina - 🔴 Trump 48-47%
October… pic.twitter.com/4uhTIT5RzL
I sondaggi, si diceva, lasciano presagire un serratissimo testa a testa. Trump rimane lievemente favorito. Harris è riuscita a rimettere in carreggiata una competizione che, con Biden, era ormai persa. L’entusiasmo generato dalla sua candidatura pare però essersi progressivamente esaurito. Forse, nel contesto iper-polarizzato odierno, vi era un tetto fisiologico oltre il quale non poteva spingersi.
O forse si stanno manifestando delle fragilità sia della candidata sia della leadership del suo partito. La prima fatica quando chiamata a confrontarsi con contenuti di temi, soprattutto economici, che non pare maneggiare bene e con competenza. Il secondo non è riuscito in questi mesi a offrire una risposta coerente e coraggiosa a quel pezzo di suo elettorato che ne critica l’inazione rispetto alla tragedia di Gaza.
Le simulazioni che si fanno sui sette swing States sono plurime ed è anche credibile una vittoria molto di misura, magari un 270 a 268, laddove Harris, come indicano alcuni sondaggi, dovesse vincere solo i tre Stati del Midwest a cui si aggiungerebbe un grande elettore del Nebraska (unico Stato, assieme al Maine, che adotta un sistema differente).
In questa grande incertezza, di una cosa possiamo essere sicuri: che ci vorrà del tempo, una volta chiuse le urne, per avere risultati sicuri, con regole di voto diverse, che variano da stato a stato, e conteggi complessi, destinati quasi inevitabilmente a essere contestati.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
