Ci sono tre punti della conferenza stampa finale di Giorgia Meloni al vertice Nato di Ankara che dimostrano quale sia stato il suo modo di rapportarsi con Donald Trump nel primo incontro dopo le gravi offese arrivate dal presidente Usa. E sono tre punti molto più eloquenti della pur esibita freddezza della premier con Trump.
Il primo riguarda ciò che agli americani interessa più di ogni altra cosa: l’acquisto dei loro dispositivi per il riarmo degli europei. «Rispettiamo gli impegni ma decidiamo noi tempi, modi e priorità», ha detto Meloni, aggiungendo: «Vogliamo che i soldi investiti in difesa e sicurezza rimangano in Italia, e nelle nostre aziende per creare lavoro e progresso tecnologico. Nessun assegno all’estero». Infatti attualmente l’Italia destina il 10 per cento della spesa militare aggiuntiva nell’industria americana e non ha ancora aderito al programma di acquisti Usa da destinare all’Ucraina.
Punto secondo, l’utilizzo delle basi statunitensi sul nostro territorio per le quali Trump ci ha definiti «pessimi». La linea non cambia: «L’Italia non ha partecipato, non partecipa e non parteciperà alla guerra in Iran», quindi i permessi di decollo da Sigonella in caso di nuovi eventuali «voli cinetici», cioè di guerra, saranno di nuovo negati, secondo Trattati e Costituzione.
Punto terzo. Secondo la presidente del Consiglio le notizie che arrivano dall’Iran, ossia dell’improvviso attacco Usa alla repubblica islamica sono «pessime» e dimostrano che «l’opzione militare in quel quadrante finora non ha portato a risultati così concreti». Evidente critica alla Casa Bianca.
Questi tre punti sono la risposta al vero motivo, a prescindere dai suoi ripetuti sbalzi d’umore, per cui Trump negli ultimi giorni è andato oltre ogni limite nei confronti della premier di un Paese alleato auspicando nei suoi confronti addirittura un «decreto restrittivo» per – si capisce – togliersela dagli occhi. A questo motivo il governo italiano ad Ankara ha risposto con molta chiarezza sui contenuti, sui fatti – al di là del risentimento che Giorgia Meloni chiaramente nutre per essere stata offesa sul piano personale, ed è bastato vedere il video della glaciale photo opportunity con Trump per capire cosa lei intenda per «rispetto».
Anche la sua linea politica per l’unità dell’Occidente e per il rafforzamento del legame tra le due sponde dell’Atlantico non viene intaccata dalle offese: «Non mi pento di niente, confermo tutto, perché credo che questo sia nell’interesse nazionale ed europeo e che dunque vada perseguito a prescindere da chi siano gli interlocutori». E di seguito, questo rapporto deve essere equilibrato, dice Meloni, «da un ruolo sovrano, autonomo e libero dell’Europa» nel badare alla propria difesa e alla sicurezza dei cittadini che va intesa in sento più ampio: bisogna allargare lo sguardo alla guerra ibrida condotta dai russi per via informatica, alla protezione delle infrastrutture strategiche, all’acquisizione delle terre rare e della tutela della ricerca tecnologica nei nostri Paesi. Ultima stoccata: a chi dice che l’Italia si sottrae ai suoi doveri: «Siamo il Paese della Nato che ha in assoluto il maggior numero di militari impegnati all’estero in operazioni di peacekeeping sotto l’egida dell’Alleanza Atlantica».



