Cronaca

Trump ad Ankara: «Meloni brava persona, ma sull’Iran non ci ha aiutato»

Al vertice Nato il presidente Usa torna ad attaccare: «Sono deluso dagli alleati». La premier: «Rappori cordiali»
La foto di gruppo dei leader al summit della Nato - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La foto di gruppo dei leader al summit della Nato - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Donald Trump atterra, sfoggiando il nuovo Air Force One striato d'oro. Il tempo di arrivare al palazzo presidenziale e la speranza di un cambio di toni si sfalda. Il tycoon riprende con le recriminazioni. La Nato «mi ha deluso, non c'è stata» in Iran. E torna a mettere nel mirino Francia, Germania, Italia e Regno Unito, che «non hanno aiutato» gli Usa, mentre ribadisce che forse sposterà le truppe dall'Europa (o forse no). E rilancia sulla Groenlandia: dovrebbe essere «controllata» dall'America. Insomma, pacchetto completo.

«Èuna brava persona»

L'unica variante sul tema è dedicata a Giorgia Meloni: «Mi piace, è una brava persona» ha concesso. Ma sull'Iran non ha aiutato neanche lei e questo è stato il suo errore». The Donald ha dunque gelato chi sperava che l'aria turca lo avrebbe ammansito, così come accaduto per la brezza di Evian. Gli occhi sono rimasti puntati sulla cena, rigorosamente a porte chiuse, dove il tycoon era seduto con Erdogan e Rutte allo stesso tavolo con i leader delle cancellerie di cui si dice deluso: Meloni, Merz, Macron e Starmer. Poche indiscrezioni, ma un cerimoniale per tentare di ridurre le distanze in vista dei lavori di domani della sessione del Consiglio Atlantico. Tra gli alleati, in giornata, si registrava una certa rassegnazione. Più di così, era il ragionamento, non si può fare. Il riferimento è rivolto al grande forum dell'industria della difesa, una prima assoluta, in cui sono fioccati contratti per miliardi, con il pieno coinvolgimento delle compagnie americane.

Il segretario generale Mark Rutte ha snocciolato ancora una volta gli aumenti alle spese messi in campo dopo solo un anno dal vertice dell'Aja, dove si è deciso il target del 5%. E le ultime cifre diffuse dalla Nato certificano che tutte le nazioni (tranne la Slovenia) sono almeno al 2% e molti vanno già oltre. «Ma Trump lo sa?» azzarda una fonte diplomatica. Il presidente Usa, dal canto suo, ha ribadito che se il vertice non fosse stato organizzato da Erdogan nemmeno si sarebbe presentato. Il sultano, però, lo aspetta al varco.

Vuole sapere se la Turchia potrà rientrare nel programma F-35 – sospeso dopo che acquistò il sistema missilistico russo S-400 – e se le verranno venduti i motori americani per il suo caccia di quinta generazione Kaan. Israele si oppone. Netanyahu da una parte, Erdogan dall'altra. Chi prevarrà? «La Turchia è più leale di altri Paesi, è qualcosa che consideriamo di sicuro» ha notato Trump. Il leader turco d'altronde lo ha accolto personalmente all'aeroporto di Ankara e successivamente nel palazzo presidenziale con una grande cerimonia, trasmessa dalle Tv di Stato, prima del bilaterale.

Il post meme

È in quel frangente che un giornalista ha chiesto a The Donald del suo post-meme su Meloni, quello dell'ordine restrittivo. «Il nostro rapporto è diventato un po' cattivo, ha rifiutato di aiutarci, io non le ho messo pressione» ha dichiarato Trump. «Ha rifiutato di essere coinvolta sullo Stretto di Hormuz, ha rifiutato di essere coinvolta sull'Iran. Ha guastato il rapporto. Mi piace, è una brava persona, ma penso che abbia fatto un errore. Gli Stati Uniti hanno tanto petrolio, più di chiunque altro, non ci serve Hormuz, noi lo facciamo perché pensiamo sia importante: lei non c'è stata per noi e non ne sono stato felice» ha ripetuto. Detto questo, Meloni non è stata la sola, anzi (volendo c'è chi ha fatto persino peggio, come lo spagnolo Pedro Sanchez).

La domanda ora è una sola: come arriverà Trump ai lavori del vertice vero e proprio. Un ennesimo scontro darebbe un segnale pessimo, specie nei confronti di Russia e Cina. E poi c'è anche l'incontro faccia a faccia con Zelensky da superare. La chimica tra i due appare migliore, ma non si sa mai. «Penso che sia Zelensky che Putin vogliano raggiungere un accordo, è un peccato che ci voglia così tanto tempo».

La cena

Arriva con qualche minuto di ritardo, poi Giorgia Meloni si siede alla cena dei leader allo stesso tavolo di Donald Trump. Non sono uno accanto all'altra, ma è l'incrocio tanto atteso dopo giorni di alta tensione. E il gelo non sembra essere calato dopo l'ultimo affondo sganciato dal presidente Usa anche ad Ankara. Lo si intuisce nelle poche parole che la premier pronuncia davanti ai giornalisti quando torna in hotel in tarda serata. «Rapporti cordiali» risponde su Trump.

C'è stato un chiarimento dopo gli insulti degli ultimi giorni? «Vi ho già risposto» taglia corto. La linea ora resta di non commentare più le parole del tycoon, poi si vedrà dopo la plenaria prevista in mattinata. La premier decolla da Roma mentre ad Ankara da un paio d'ore Trump ha già cominciato a prendersi la scena, ribadendo le critiche nei suoi confronti, ma più soft.

Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

«Non abbiamo commentato prima, non lo faremo oggi» la linea di Palazzo Chigi. Come non c'è stata nessuna reazione al meme sull'ordine restrittivo, così non ci si scompone davanti al «mi piace, è una brava persona ma non c'è stata per noi» sull'Iran. No al ping pong di dichiarazioni e commenti, insomma, secondo la strategia che viene confermata durante le due ore di volo.

La premier arriva al palazzo presidenziale con qualche minuto di ritardo, dopo che il padrone di casa Recep Tayyip Erdogan ha accolto tutti gli altri ospiti, Trump per ultimo. Secondo i media locali è il vicepresidente turco a darle il benvenuto. Poco prima che lei si sieda al tavolo con il presidente Usa (ma anche Erdogan, Rutte, Merz, Macron e Starmer), Antonio Tajani, arrivato ad Ankara con il collega della Difesa Guido Crosetto, ha un incontro con il segretario di Stato americano Marco Rubio. Il segnale che, al di là degli affondi presidenziali, si continua a collaborare.

Diffidenza

Resta la diffidenza verso il tycoon. Secondo il poco che filtra dal governo, le sue parole non sono lette come un messaggio più conciliante, ma piuttosto come una strategia di «insistenza» nei confronti della premier, unico leader citato esplicitamente nella conferenza stampa ad Ankara. Trump ha anche esplicitato il motivo per cui il rapporto si è «guastato», la postura italiana di fronte alla guerra in Iran. E non è bastata la disponibilità a partecipare allo sminamento di Hormuz una volta raggiunto il cessate il fuoco, scenario lontano alla luce degli ultimi attacchi. «Abbiamo bisogno di Trump come alleato, ma non toccate Meloni – interviene il ministro della Difesa belga, il nazionalista fiammingo Theo Francken –. È la regina del centrodestra in Europa. È lei la leader».

Per fare fronte alle tensioni attorno al summit, i turchi hanno puntato anche su una sorta di «food diplomacy» nella cena offerta da Erdogan e dalla consorte. Il patrimonio culinario, hanno spiegato, come leva per favorire la comprensione globale, e tavoli tondi in cui tutti siedono alla stessa distanza. Fra Meloni e Trump «non c'è spazio per le polemiche» sostiene Matteo Salvini, «certo non da parte italiana. Le partite geopolitiche e internazionali sono troppe». Fra queste c'è anche il capitolo difesa del fianco Sud della Nato, un tema che è rientrato nella dichiarazione finale del vertice anche grazie alle pressioni italiane, come hanno sottolineato fonti diplomatiche alla vigilia. Ed è centrale in quest'ottica il dossier Libia, Paese in cui gli americani considerano l'Italia fra i principali interlocutori.

L’ucraina

Riguardo all’Ucraina, si concentra soprattutto su forniture energetiche in questo momento il sostegno di Roma, a differenza di altri partner della coalizione dei Volenterosi che si riunirà lunedì sera a Parigi. Non è ancora confermata la presenza di Meloni, attesa a una commemorazione di Giovanni Falcone a Palermo. I leader dei Volenterosi sono invitati da Emmanuel Macron anche alla parata dell'indomani, il 14 luglio, per la festa nazionale francese. Se sulla premier c'è ancora un punto interrogativo, di certo ci sarà il presidente Sergio Mattarella.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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