Con il 60% dei consensi, Hakainde Hichilema è presidente della Repubblica dello Zambia per il secondo mandato quinquennale, senza la necessità del ballottaggio. Le elezioni presidenziali (parlamentari e locali), che si sono tenute il 13 agosto, e che hanno visto il 64enne magnate dell’allevamento trionfare, sono state seguite dalle critiche delle opposizioni, che hanno denunciato brogli e irregolarità, confermati anche dai primi rapporti degli osservatori internazionali, tra cui quelli della Comunità di sviluppo dell’Africa Australe (SADC), e dell’Unione Europea, il cui portavoce, Michael McNamara, ha dichiarato che «l’incertezza legale e condizioni di campagna elettorale diseguale hanno distorto il campo di gioco».
Già durante la campagna, Amnesty International aveva accusato la presidenza di star limitando diritti e libertà in vista delle elezioni.
Hichilema, chiamato anche HH, ha sbaragliato ben 13 candidati, ottenendo il sostegno di cinque milioni di elettori, su una popolazione di 22 milioni di abitanti, l’87% dei quali iscritti nelle liste elettorali. Il presidente è anche capo del governo, perché lo Zambia è una repubblica presidenziale.
Il suo partito, l’United Party for National Development (UPND), ha ottenuto 138 seggi sui 226 totali. Il suo principale sfidante, Brian Mundubile, 55 anni, del National Reconciliation Party for Unity and Prosperity (NRPUP) parte dell’Alleanza Tonce – una coalizione di partiti all’opposizione -, si è fermato di poco sotto il 38%, con 59 seggi. Gli altri 19 seggi sono andati a formazioni indipendenti. Ma Mundubile che, poco dopo la chiusura delle urne, si era dichiarato vincitore a seguito di conteggi effettuati dal suo schieramento politico, non ha ancora riconosciuto pubblicamente la sconfitta, e ha richiesto un’inchiesta indipendente sul conteggio dei voti. A partire dal fatto che, il giorno seguente alle elezioni, lo spoglio era stato sospeso per qualche ora, a causa di presunti episodi di violenza contro il personale dei seggi.
Nonostante la Commissione elettorale avesse poi dichiarato il «contenimento della minaccia alla sicurezza del processo elettorale», la preoccupazione che l’esito potesse essere inficiato, era stata manifestata anche dalla Conferenza Episcopale Zambiana, intervenuta con una nota, nella quale richiama la difesa della Costituzione, dello Stato di diritto e del diritto di ogni cittadino zambiano a che il proprio voto venga conteggiato e rispettato.

La campagna elettorale si è giocata sulla situazione economica del Paese sudafricano. Quando ad agosto 2021, Hichilema vinse le sue prime elezioni, lo Zambia era in una grave crisi. Da allora, alcune azioni positive sono state messe a punto, come le misure di emergenza nei due terribili periodi della siccità e dell’epidemia di colera, la ristrutturazione del debito, il ripristino della credibilità internazionale, volta ad attirare investimenti stranieri, l’abbattimento del 6,8% dell’inflazione, la diversificazione energetica con l’avvio della più grande centrale solare del Paese, l’introduzione dell’istruzione gratuita.
Il rame costituisce circa il 70% dei proventi delle esportazioni e oltre il 10% del prodotto interno lordo (PIL). Insieme al cobalto, altra grande risorsa presente soprattutto nella regione del Copperbelt, è fondamentale per le catene globali della transizione energetica e digitale. Tuttavia, i cittadini lamentano di non aver avuto miglioramenti tangibili nella vita quotidiana.

Cibo, carburante ed elettricità continuano a gravare su esigui bilanci familiari. Gran poco della ricchezza derivante dalle risorse minerarie viene effettivamente utilizzata per il benessere della popolazione, il cui 70% vive con meno di 3 dollari al giorno, e 5,8 milioni di zambiani soffrono di insicurezza alimentare.
Su tutto questo aveva insistito Mundubile durante la campagna elettorale. Nel Manifesto della Tonse Alliance, si afferma che «i numeri negativi sono una testimonianza innegabile della leadership fallimentare di Chilema, una leadership ricca di promesse, ma povera di risultati». Ma proprio la Tonse Alliance, secondo il governo, è coinvolta in una vicenda dai contorni poco chiari, che ha portato, il 16 agosto, all’arresto di 11 dei suoi membri con l’accusa di minaccia alla sicurezza dello Stato. Nel luogo del blitz si sarebbe trovato anche Mundubile che respinge al mittente ogni illazione.




