Il 24 e il 25 maggio si voterà per un turno «minore» di elezioni comunali. Anche se si va alle urne in circa novecento città, gli elettori impegnati saranno al massimo 6,7 milioni (dunque è verosimile, visti i precedenti, che vadano ai seggi in quattro milioni); il 7 e 8 giugno, si voterà per i comuni della Sardegna (fra i quali i capoluoghi di Sanluri e Tempio Pausania), mentre in Trentino-Alto Adige vanno alle urne per due comuni già il 17 maggio.
Rispetto alla maxi-tornata del 2027, che vedrà il rinnovo della gran parte di sindaci e consigli comunali delle maggiori città del Paese, questo è un test minore limitato a venti capoluoghi (dei quali diciotto votano il 24-25). Solo Venezia è una «capitale regionale» (cioè un capoluogo di regione, per circa duecentomila elettori) mentre fra gli altri capoluoghi di provincia ce ne sono solo quattro con almeno centomila iscritti nelle liste elettorali: Prato (130mila circa), Salerno (110), Reggio Calabria (140) e Messina (185). Altre città di un certo interesse sono Mantova, Macerata e Avellino.
Nel complesso dei diciotto capoluoghi al voto il 24-25 i voti di lista vedono il centrodestra un po’ sottorappresentato rispetto alla media nazionale: 39,2% alle politiche, 42,7% alle europee. Va meglio invece il centrosinistra classico versione 2022 (27,5% alle politiche, 35,9% alle europee) mentre il M5s ha avuto qualcosina in più alle politiche (16,4%) ma è stato in media nazionale alle europee (10,1%), così come i centristi dell’ex Terzo polo (intorno al 7,5%). Va detto inoltre che il centrodestra ha avuto alle scorse comunali il 42,5% – conquistando fra l’altro Venezia per la seconda volta consecutiva, con Brugnaro – mentre il «campo largo» ha raccolto circa il 44% (politiche 43,9% più una quota del Terzo polo; europee poco sotto il 50%). I fattori locali, insomma, pesano.
Va comunque sottolineato che nei poli, la Lega è nettamente più debole rispetto alla media nazionale (6% alle politiche, 6,6% alle europee), al contrario di Forza Italia (8,2% e 11%), con FdI appena al 23,5% nel 2022 e al 24,5% nel 2024. Il Pd è stato nelle diciotto città il primo partito alle europee (26%; 20,4% alle politiche). L’astensione è stata del 37,7% alle politiche, del 36,7% alle comunali e del 53,9% alle europee.
Nel dettaglio, passando in rassegna i capoluoghi con più di centomila elettori, notiamo che a Venezia il centrodestra è stato forte alle comunali (54,3%) ma molto meno alle politiche (42,9%) e soprattutto alle europee (41,6%) mentre il centrosinistra modello 2022 ha avuto il 25,5% alle comunali ma il 33,4% alle politiche e il 38,8% alle europee (il M5s, invece, si è fermato al 3,9% delle comunali, all’8,7% delle politiche e al 7,2% delle europee).
A Prato il centrodestra non va oltre il 44% delle europee, mentre il centrosinistra è già forte persino nella sua versione senza M5s; a Salerno (De Luca è in corsa) il centrosinistra minimo ha avuto alle comunali circa il 60%, ma anche alle politiche e alle europee ha fronteggiato con disinvoltura un centrodestra fermo fra il 31 e il 33%; a Reggio Calabria, nonostante la giunta precedente fosse di centrosinistra, il centrodestra si presenta col 45,3% delle politiche e il 55,4% delle europee, grazie a Forza Italia (rispettivamente 17% e 28,8%); a Messina, infine, dopo l’uscente sindaco di una coalizione fra Sud chiama Nord e Lega, le liste meridionaliste potrebbero avere un peso anche stavolta, per riconquistare la città, dove alle politiche il centrodestra aveva avuto il 27,1% (europee 35,4%), il campo largo circa il 35 (europee circa 32) mentre gli altri hanno ottenuto rispettivamente il 32% nel 2022 e il 29,1% nel 2024.
I fattori locali, insomma, conteranno parecchio, ma la partita generale sembra più impegnativa per il centrodestra, stando ai risultati delle politiche e delle europee. Da verificare la tenuta dell’elettorato del campo largo, che di solito, alle elezioni comunali, è più debole sul versante pentastellato.




