Opinioni

Dopo vent’anni non è un fallimento, ma è un amore che cambia

Otto anni dopo lui le comprerà dei fiori e lei li metterà depressa in un vaso: «Neppure si ricorda che non sopporto i fiori recisi»
Silvia Valentini

Silvia Valentini

Commentatrice

L'amore cambia
L'amore cambia

Sono seduti ai lati opposti. Fra loro un muro di cose non dette e «carte da decifrare», come cantava Fossati. I resti di una vita insieme, dentro ad una cartellina blu notte. Fuori piove. Il loro mondo mi arriva in braccio e prima che me lo raccontino provo ad immaginarne la genesi. Lei che nasce, paffuta e rosea, avvolta in una copertina ricamata da una nonna che non c’è più. La madre stanca e felice che si domanda: «Ma davvero l’ho fatta io?», il padre che fuma nervoso in corridoio e si chiede se sarà all’altezza del ruolo, le spalle che s’ incurvano leggermente.

Qualche anno prima nasce lui, placido, in una domenica estiva mentre le campane suonano a festa. Il nonno paterno che stappa la bottiglia delle occasioni speciali: finalmente un maschio! E poi, mille albe, mille tramonti di giorni che si susseguono fra svolte invisibili, accadimenti, congiunture astrali, simmetrie temporali al solo scopo di portarli ad incontrarsi. Lei che sceglie il liceo linguistico, lui lo scientifico. Lei che litiga con la madre, lui col padre. Lei che bacia il primo ragazzo in montagna, lui su una spiaggia. Lei che prende un treno per studiare a Milano, Lui che prende casa a Bologna, e infine quella festa, dove lei non voleva andare e dove lui si «imbuca», all’ultimo, con gli amici.

Quell’entrare ed uscire da una porta e il passato si confonde nelle mani di un Destino che, con la faccia da Joker, mescola il mazzo e comincia ad appoggiare le carte. Sei mesi dopo andranno a vivere insieme. Due anni dopo avranno una bambina. Lui la guarderà allattare e penserà che non la potrà amare più di così, anche se si sente un po’ ignorato.

Cinque anni dopo litigheranno per chi deve portare fuori la spazzatura. Sei anni dopo lui la tradirà ma poi faranno l’amore come se il mondo stesse per finire. Sette anni dopo non faranno più neppure l’amore. Otto anni dopo lui le comprerà dei fiori e lei li metterà depressa in un vaso: «Neppure si ricorda che non sopporto i fiori recisi». Dodici anni dopo lui avrà smesso di ascoltarla e lei di raccontarsi. Cominceranno a far finta che.

Vent’anni dopo uno dei due deciderà che la vita è breve ed è ora di smetterla di fingere. «La casa è cointestata...» dice lui. Guardo quei visi scavati, da reduci di guerra, e li rassicuro: si può posare uno sguardo benevolo sulla storia, senza rinnegarla e senza viverla come un fallimento che, per fortuna, non esiste un Tribunale dei Sentimenti (altrimenti saremmo tutti condannati ai ricordi forzati). «Vorremmo un separorzio», dicono (la separazione con divorzio- una cosa come il tre per due del supermercato).

Ah, l’Amore, quell’incredibile miracolo statistico che sboccia dentro all’imperscrutabile incastrarsi degli eventi della vita, per finire in: separorzio. «Potremmo essere più creativi» – dico – «potremmo tentare un SepAMORzio! Perché è comunque sempre meglio sepamarsi che separmarsi...». Ho strappato loro un tiepido sorriso. Possiamo far partire il nastro della storia, per riannodare uno ad uno quei 7.550 giorni di loro, impigliati come un aereo in picchiata nei fili della fatica e della disillusione. Fuori continua a piovere e Joker continua il suo solitario con le nostre vite, sorseggiando una miscela d’annata, rigorosamente con l’apostrofo. (Tranne Joker, ovviamente tutti gli altri personaggi sono di fantasia).

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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