Da più di una decade continua ad accelerare. Tuttavia, nel frattempo vi è stato un cambio di traino. A tirare la corsa non sono più i soliti, ma dall’ultima curva è spuntata, con una certa sorpresa, una nuova, anzi vecchia, figura. Per anni aveva arrancato nelle retrovie, dando l’impressione di non essere interessata a porsi in luce, sfruttando la scia del battitore per soddisfare differenti interessi e priorità. Poi, improvvisamente, la meteorologia è cambiata, il clima attorno alla gara si è fatto ostile. Così è avvenuto il cambio di marcia e di velocità. I concorrenti cui ci riferiamo sono gli Stati Uniti e l’Europa, la corsa è quella agli armamenti. In termini meno crudi, le spese per la difesa, per le quali l’Europa è divenuta il principale motore.
A mettere in evidenza questo nuovo scenario ci ha pensato l’ultimo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute. In esso, ad indicare quanto i tempi stiano cambiando, indaga sulle spese conseguenti ai venti di guerra dai quali in nostro globo è percorso. Cifre alla mano, la spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2025 un nuovo massimo, poco sopra i 2.700 miliardi di euro, facendo segnare una crescita appena sotto il 3% rispetto al 2024. Ancor di più, si tratta dell’undicesimo aumento consecutivo. Negli Stati Uniti tale spesa è diminuita di un 7,5%, mentre nel nostro Vecchio Continente la crescita è stata del 14%, portandosi a 800 miliardi. Insomma, rappresentiamo poco meno del 30% della spesa globale.
Ucraina, Golfo e Nato
Il dato è l’immagine della trasformazione in atto nel concetto di sicurezza in Europa. È il portato della guerra della Russia in Ucraina, riflette le crescenti pressioni americane sulle spese per la Nato. In prospettiva, possiamo aggiungere, il conflitto nel Golfo, nonché il concretarsi del disimpegno degli Stati Uniti di Trump dall’Alleanza atlantica, stanno ponendo nuove pressioni sui governi europei per un ulteriore aumento delle spese per la difesa nei prossimi anni.
Ma come si è distribuito l’aumento della spesa militare in Europa?
I dati dell’Istituto svedese, oltre a dirci come sia cresciuta più di ogni altra parte del mondo, pongono in evidenza come nei Paesi dell’Europa centrale e occidentale l’aumento è stato il più marcato dalla fine della guerra fredda. Dopo il Belgio (+ 60%), è la Spagna ad aver fatto registrare il maggior aumento, volando a 36 miliardi per uno spettacolare aumento del 50%. L’incidenza sul Pil ha così superato, per la prima volta dal 1994, la soglia del 2%. In Germania il riarmo è in pieno atto. Berlino è il maggior spenditore europeo: 103 miliardi. Anche nel caso tedesco la spesa militare ha superato la soglia del 2% attestandosi al 2,3 del Pil. La Germania si è così portata al quinto posto nel ranking mondiale delle spese militari.
Il caso Italia e la Ue
Veniamo dalle nostre parti. Nel ranking mondiale ci collochiamo al tredicesimo posto, in quello europeo al quarto. Nel 2025 abbiamo speso quasi 44 miliardi, con un aumento del 20% rispetto al 2024 e un’incidenza sul Pil dell’1,9, quando era 1,3 nel 2016. Queste tendenze si riflettono anche nel bilancio dell’Ue, anche se in esso non vi sono spese militari in senso stretto, ma riconducibili alla sicurezza. Ora, mentre nel periodo attuale (2021-’27) queste ammontavano a 44 miliardi, nel progetto di bilancio 2028-2034 ne sono previsti 131. Posta di fronte a un nuovo e inquietante scenario geopolitico, tale da scuotere oramai consolidate certezze, l’Europa sta dimostrando una inaspettata capacità di reazione. Spetta ora ai governi trasferire nell’opinione pubblica la consapevolezza di quanto la capacità di difesa contribuisca alla pace.




