Da più di una decade continua ad accelerare. Tuttavia, nel frattempo vi è stato un cambio di traino. A tirare la corsa non sono più i soliti, ma dall’ultima curva è spuntata, con una certa sorpresa, una nuova, anzi vecchia, figura. Per anni aveva arrancato nelle retrovie, dando l’impressione di non essere interessata a porsi in luce, sfruttando la scia del battitore per soddisfare differenti interessi e priorità. Poi, improvvisamente, la meteorologia è cambiata, il clima attorno alla gara si è fatto ostile. Così è avvenuto il cambio di marcia e di velocità. I concorrenti cui ci riferiamo sono gli Stati Uniti e l’Europa, la corsa è quella agli armamenti. In termini meno crudi, le spese per la difesa, per le quali l’Europa è divenuta il principale motore.
A mettere in evidenza questo nuovo scenario ci ha pensato l’ultimo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute. In esso, ad indicare quanto i tempi stiano cambiando, indaga sulle spese conseguenti ai venti di guerra dai quali in nostro globo è percorso. Cifre alla mano, la spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2025 un nuovo massimo, poco sopra i 2.700 miliardi di euro, facendo segnare una crescita appena sotto il 3% rispetto al 2024. Ancor di più, si tratta dell’undicesimo aumento consecutivo. Negli Stati Uniti tale spesa è diminuita di un 7,5%, mentre nel nostro Vecchio Continente la crescita è stata del 14%, portandosi a 800 miliardi. Insomma, rappresentiamo poco meno del 30% della spesa globale.




