Chi è il custode della Costituzione? I giuristi tedeschi iniziarono a porsi questa domanda ai tempi della Repubblica di Weimar. E allora proprio l’assenza di un «custode» favorì il crollo delle istituzioni democratiche. Anche in virtù di questa esperienza, dopo la Seconda guerra mondiale si è spesso assegnato a corti specifiche il compito di vigilare sul rispetto dei principi di fondo. La decisione con cui la suprema corte rumena ha annullato l’esito del primo turno delle elezioni presidenziali è però davvero clamorosa. E mostra in modo eclatante i rischi cui ci espone la contemporanea dilatazione della «zona grigia» fra pace e guerra.
Il drastico provvedimento della corte di Bucarest è stato infatti adottato dopo che i servizi di intelligence rumeni hanno rilevato una molteplicità di «azioni ibride aggressive», con cui Mosca avrebbe tentato di influire sul risultato delle elezioni. E, sempre secondo quanto sostengono i servizi rumeni, proprio questa attività coordinata dall’estero avrebbe determinato l’exploit del candidato filo-russo Calin Georgescu, collocatosi in testa dopo il primo turno elettorale (con una percentuale del 22,9%).




