Opinioni

Dagli Usa agli scontri con la magistratura: un nuovo possibile assetto

Il 2025 potrebbe essere un anno decisivo sul futuro del nostro Paese: ecco perché
Donald Trump, neo eletto presidente degli Stati Uniti - Foto Epa/Allison Robbert © www.giornaledibrescia.it
Donald Trump, neo eletto presidente degli Stati Uniti - Foto Epa/Allison Robbert © www.giornaledibrescia.it

La tornata delle elezioni regionali 2024 si chiude con il successo del centrosinistra in Emilia Romagna e Umbria. In particolare del Pd, che fa il pieno dei consensi andati alla coalizione, rischiando di ridurre a cespugli le altre formazioni alleate. Altro dato decisivo: la crescita massiccia del numero degli elettori che voltano le spalle alle urne. Il centrosinistra insedia presidenti e giunte. Il non voto viene scandagliato per qualche giorno, poi rinviato alla prossima campagna elettorale, nel 2025, che investirà altre regioni influenti sullo scenario nazionale.

Un atteggiamento non privo di conseguenze se è vero che la democrazia si fonda sulla partecipazione dei cittadini al confermato e rinnovato patto sociale. Se la maggioranza non vi si riconosce più, che succede? Chi delega? In Europa si sblocca la nomina di Fitto a vicepresidente e la Meloni canta vittoria. Negli Stati Uniti Trump annuncia a valanga le nomine totalmente di suoi fedeli per il governo che entrerà in funzione dal 20 gennaio. Biden prova ad usare questi due mesi, di transizione verso la sua uscita definitiva dalla Casa Bianca, come un tempo per porre qualche argine alla sconfessione di quanto ha caratterizzato la sua gestione presidenziale. Noi guardiamo con particolare preoccupazione l’annuncio di dazi sulle produzioni europee e l’eventuale disimpegno americano dal contrasto della guerra russa in Ucraina. Impegno dichiaratamente rifilato alle politiche, ed ai conseguenti necessari finanziamenti, dell’Europa. Non più guerre per chi? Dove?

Negli Stati Uniti assistiamo già al cambio di quel sistema democratico. Trump dispone di una maggioranza alla Camera, al Senato, alla Corte Costituzionale e vuole agire in totale autonomia. Qualcuno del partito repubblicano, suo movimento politico d’origine poi di fatto occupato, vuole sottoporre a verifica sue scelte? Lui prova a richiamarli all’ordine della fedeltà personale a chi li ha guidati alla vittoria. Se non ci riesce a pieno, mette in campo i meccanismi per bypassarli in funzione del raggiungimento dei suoi obiettivi che non media, anzi rilancia a tutto tondo. Si cammina velocemente verso un diverso assetto politico-istituzionale?

Da noi imperversa lo scontro tra politica governante e magistratura giudicante. Non riguarda solo il pur importante snodo dei flussi migratori. Uscirà da chi emergerà vincitore l’assetto istituzionale che pone sul tavolo le questioni connesse alle autonomie territoriali regionali e municipali e alla definizione dei poteri nazionali? Se non manca chi vorrebbe poter imitare Trump, resta il dato di fatto che l’Italia non è gli Usa e non esiste qui una personalità che possa ambire ad incarnare il suo ruolo guida. La nostra situazione finanziaria è in difficoltà. Chi governa non può solo camuffare i diversi balzelli e le opposizioni non si possono limitare a denunciarli. Davvero il 2025 potrebbe essere un anno decisivo sul futuro del nostro Paese. Soprattutto se chi non vota decidesse di scendere in campo, per dare voce e sostegno ad una soluzione innovativa che al momento ritiene utile condividere. Al momento, e poi?

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