La tornata delle elezioni regionali 2024 si chiude con il successo del centrosinistra in Emilia Romagna e Umbria. In particolare del Pd, che fa il pieno dei consensi andati alla coalizione, rischiando di ridurre a cespugli le altre formazioni alleate. Altro dato decisivo: la crescita massiccia del numero degli elettori che voltano le spalle alle urne. Il centrosinistra insedia presidenti e giunte. Il non voto viene scandagliato per qualche giorno, poi rinviato alla prossima campagna elettorale, nel 2025, che investirà altre regioni influenti sullo scenario nazionale.
Un atteggiamento non privo di conseguenze se è vero che la democrazia si fonda sulla partecipazione dei cittadini al confermato e rinnovato patto sociale. Se la maggioranza non vi si riconosce più, che succede? Chi delega? In Europa si sblocca la nomina di Fitto a vicepresidente e la Meloni canta vittoria. Negli Stati Uniti Trump annuncia a valanga le nomine totalmente di suoi fedeli per il governo che entrerà in funzione dal 20 gennaio. Biden prova ad usare questi due mesi, di transizione verso la sua uscita definitiva dalla Casa Bianca, come un tempo per porre qualche argine alla sconfessione di quanto ha caratterizzato la sua gestione presidenziale. Noi guardiamo con particolare preoccupazione l’annuncio di dazi sulle produzioni europee e l’eventuale disimpegno americano dal contrasto della guerra russa in Ucraina. Impegno dichiaratamente rifilato alle politiche, ed ai conseguenti necessari finanziamenti, dell’Europa. Non più guerre per chi? Dove?



