Opinioni

Selfiemania, l’ossessione per il corpo perfetto e la visibilità

Autoriprendersi ovunque è l’insistente necessità di esserci agli occhi degli altri, un bisogno di considerazione e non di esclusione
Due ragazze si scattano un selfie
Due ragazze si scattano un selfie
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Qualche anno fa è uscito un film che si chiamava «Selfiemania». Parlava di una nuova dipendenza, derivante dalla possibilità di farsi da soli splendide foto e postarle di continuo. In apparenza una dipendenza minore. In realtà in adolescenza, anche questa non è da poco: riguarda il corpo e l’ossessione per la visibilità ad ogni costo. Le conferme dei follower sono apprezzamenti che in adolescenza servono e soddisfanno il circuito della ricompensa, ma quel gesto insistente e ripetuto, può avvicinarsi alla ricerca spasmodica di un’immagine perfetta da offrire.

Autoriprendersi ovunque, in mille pose diverse, è davvero l’insistente necessità di esserci agli occhi degli altri, un acuto bisogno di considerazione e non di esclusione. Ma tralasciamo una sindrome da selfie che ha bisogno ancora di studi e ricerche, quel moderno autoscatto non è detto che sia solo negativo, può servire ad evidenziare il piccolo sé che accompagna la crescita, a volte sostiene l’autostima, la fiducia, forse alimenta le parti creative e capaci di adattamento.

Il punto più dolente e pericoloso, caso mai, è quel tratto di insoddisfazione profonda che spinge verso la realizzazione di «selfie estremi», come il riprendersi in cima a tralicci impossibili in un precario equilibrio o, senza protezioni, sui cornicioni dei palazzi, quasi sempre e solo per stupire più che annoverare record! Dietro tutto questo c’è il bisogno inesauribile di apparire, più che quello di vincere una sfida. E più oltre c’è il bisogno di un corpo perfetto da rimodellare, perché ora l’immagine più che interna è esterna, ed è impellente il bisogno di consegnarla al mondo.

Potrebbe essere questo il volto nascosto del selfie estremo, quello che porta molte ragazze a mostrarsi in rete, in chat e nei social con un aspetto irresistibile al pubblico dei propri follower. Non a caso la pratica diffusa del ritoccarsi il corpo con app e filtri ormai reperibili ovunque, dà l’idea di quanta insoddisfazione alberghi nell’animo giovanile. Essere perfetti, come ormai ci viene richiesto da ogni parte, è esigenza sempre più presente.

La difficoltà però di raggiungere la perfezione nel corpo spesso spinge verso la negazione e la non accettazione, fa vivere il corpo come un nemico da combattere, persino da annullare. La domanda, allora, urgente è: cosa abbiamo trasmesso ai bambini e cosa stiamo indicando agli adolescenti? Quali esempi lasciamo loro? E quali promesse abbiamo fatto? Ma le risposte, personali che dobbiamo trovare, devono farci tornare a dar valore alla sostanza delle cose, non all’apparire.

Li aiutiamo se li spingiamo a essere se stessi, a sognare i loro sogni e non a realizzare i nostri. Li sosteniamo se cercano le loro passioni e fanno emergere i loro talenti, se accettano le cadute, le sconfitte, i fallimenti e non si preoccupano per il nostro sconforto o per averci delusi. Dovremmo aiutarli a sentire le loro responsabilità e a ricercare l’energia per rialzarsi. Potranno così continuare a fare i loro selfie, ma non saranno l’unica chiave che apre alla vita.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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