Opinioni

Cina, Russia, India: cresce il nuovo ordine mondiale

Il collante che genera questa convergenza è primariamente negativo e reattivo: alle ipocrisie e doppi standard dell’Occidente
Mario Del Pero

Mario Del Pero

Editorialista

Modi, Putin e Xi Jinping - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
Modi, Putin e Xi Jinping - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it

È un’estate, quella della politica internazionale, ricca di momenti dal forte simbolismo. Lo abbiamo visto bene in occasione del summit russo-statunitense di Anchorage e in quello, di pochi giorni successivo, a Washington tra Trump, Zelensky e i principali leader europei.

E lo vediamo ripetutamente in questi giorni nel vertice di Tianjin che in teoria suggella la formazione di un nuovo asse, tripartito e antioccidentale, tra Cina, Russia e India. Con il quale si promette di trasformare radicalmente l’ordine mondiale, costruendone uno alternativo a quello americano-centrico del post-Guerra Fredda. Quanto di realistico e quanto di velleitario vi è in questo progetto? Quali sono i suoi elementi di forza e quali quelli di debolezza?

I leader alla parata militare per l'80esimo della fine della guerra sino-giapponese - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
I leader alla parata militare per l'80esimo della fine della guerra sino-giapponese - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it

Le risorse che Pechino, Mosca e Nuova Dehli possono mettere in campo sono oggi significative. Ce lo evidenziano i valori, assoluti e relativi, di tutti i parametri convenzionali con i quali si è soliti misurare la potenza degli attori del sistema internazionale. Siano essi economici (la percentuale del Pil rispetto a quello globale; gli investimenti esteri; le capacità finanziarie e industriali), militari (la spesa in difesa e la dotazione nucleare) o territoriali e demografici (le dimensioni e le popolazioni), Cina, Russia e India formano oggi un blocco assai più potente di quanto non fosse solo due o tre decenni fa.

Sono gli stessi parametri, economia e demografia su tutti, che evidenziano invece il declino relativo dell’Occidente a leadership statunitense. In aggiunta ai quali bisogna oggi porre l’attrattività, di nuovo relativa e comparata, dei modelli politici e sociali che questi attori incarnano e ambiscono proiettare. Anch’essa per molti aspetti rafforzatasi in conseguenza primariamente delle ipocrisie e dei doppi standard dell’Occidente e degli Usa in particolare. Ipocrisia verso quei principi in teoria universalistici - dalla democrazia ai diritti umani al primato del diritto - di cui questo Occidente pretende di essere incarnazione e corifeo.

Doppi standard rispetto a regole e norme - dal commercio alla guerra - che si pretende valgano per gli altri, ma non per sé stessi. Gaza, la Cisgiordania, le rivendicazioni di Trump sulla Groenlandia e prima ancora i droni, l’Iraq, l’Afghanistan, la tortura o Guantanamo hanno delegittimato non solo l’ordine internazionale, le sue istituzioni e la sua governance, ma anche la leadership statunitense e le sue giustificazioni. Sono elementi di forza non da poco, questi, soprattutto nei confronti di quel mondo terzo che, dal Brasile al Sudafrica, osserva interessato il riallineamento in corso. Che si accompagnano alla possibilità di fare leva su un discorso e un’ideologia - il terzomondismo e l’antiimperialismo - dalle matrici antiche e, se debitamente aggiornate, ancora potenti.

Restano però fragilità e debolezze evidenti. Che esprimono innanzitutto la natura molto opportunistica se non addirittura forzosa di queste alleanze, con un partenariato tra Cina e Russia assai sbilanciato a favore della prima, prodotto dall’invasione russa dell’Ucraina, e con un coinvolgimento dell’India che appare improvvisato e comunque molto legato allo scontro in atto tra Modi e Trump. Dove il collante che genera questa convergenza è primariamente negativo e reattivo: alle ipocrisie e doppi standard dell’Occidente, appunto. E dove, infine, permangono grandi differenze nella profondità dell’integrazione delle economie dei tre nel capitalismo vieppiù globalizzato degli ultimi decenni.

Nel quale la Cina ha svolto, e continua a svolgere, un ruolo cruciale, misurabile in termini di scambi, investimenti, innovazione; l’India promuove uno sviluppo autonomo e molto autocentrato (oltre che ancora iper-regolamentato); la Russia è un gigante dai piedi d’argilla, totalmente dipendente dalle sue risorse energetiche e dai loro prezzi. E dove un Occidente chiaramente indebolito, preserva ancora degli asset fondamentali, dal dinamismo e la capitalizzazione delle sue borse, a partire ovviamente da Wall Street (che conta per più del 40% di quella mondiale), alla centralità dei suoi mercati per la crescita globale e per le esportazioni di gran parte del resto del mondo, siano esse l’elettronica cinese, il petrolio russo o i farmaci indiani.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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